Benito Miarelli è capace di intendere e volere, e può stare in giudizio. Parola del dottore Vincenzo Scarallo, al quale la Corte di assise ((presidente Rotili,a latere Monaco più i giudici popolari) aveva affidato l'incarico di una perizia psichiatrica sul 59enne di Pannarano, difeso dall'avvocato Nicola Covino, che è in carcere dal 4 luglio 2024 con l'accusa di aver ammazzato, soffocandolo prima e decapitandolo poi mentre era a letto, il fratello Annibale, 70 anni, di cui aveva successivamente portato la testa in strada.
Scarallo, giunto alle stesse conclusioni del consulente del pm Marilia Capitanio, il dottore Alfoso Tramontano, rispetto alle quali dottore Ferdinando Melchiorre, per la difesa, aveva espresso i suoi dubbi, è stato ascoltato questa mattina. Ha spiegato che Miarelli non ha “segni di intossicazione cronica da alcol”, lo ha definito “vigile ed orientato”. Un uomo consapevole di vivere “abnormi psichici” -allucinazioni, il sentire le voci - “correlati al consumo dell'alcol che non gli ha comportato conseguenze organiche come la sofferenza epatica o la neuropatia periferica”.
Nessuna infermità mentale per l'imputato, dunque, che subito dopo ha rilasciato non senza difficoltà alcune dichiarazioni spontanee. Farfugliando del seppellimento del cane di una parente e di un colpo che aveva ricevuto alla testa. Il 6 marzo la discussione e la sentenza
Tutto era accaduto nella tarda serata del 3 luglio 2024 con modalità horror rispetto alle quali l'allora 57enne aveva già fatto riferimento, nell'immediatezza, e,non solo, ad un ordine ricevuto da Sant'Antonio; poi aveva sostenuto di aver sentito una voce che lo aveva spinto a scagliarsi contro il povero Annibale. Durante l'interrogatorio dinanzi al gip Vincenzo Landolfi, aveva rivendicato la sua convinzione sul fatto che Annibale fosse posseduto dal diavolo, e che l'unica possibilità di allontanare il demonio anche da sè fosse legata al delitto di Annibale, che un anno e mezzo prima aveva lasciato Roma, dopo la morte della moglie, ed era tornato a Pannarano.
Un omicidio atroce, contestato con le aggravanti della crudeltà e della stabile convivenza. In una indagine condotta dai carabinieri.