Napoli

Non è solo una questione di mura, di licenze o di polizze assicurative. Quando le fiamme hanno avvolto il Teatro Sannazaro all’alba di martedì, a bruciare non sono stati solo i velluti e le quinte, ma un pezzo di anima di Napoli. E oggi, in quel vuoto lasciato dal fumo, risuonano le parole cariche di dignità e tormento di Sasà Vanorio, che insieme a Lara Sansone guida il "Salotto di via Chiaia".

In un lungo e toccante sfogo affidato ai social, Vanorio mette subito i puntini sulle i, sgomberando il campo da equivoci burocratici: «Noi non siamo i proprietari del Sannazaro: siamo i gestori». Una distinzione che serve a fare chiarezza sulla cronaca, ma che apre la porta a una riflessione molto più profonda sul ruolo di chi vive il palcoscenico.

La storia e le regole: «Tutto era a norma»

Il post ripercorre le tappe di un amore nato nel 1969, quando la leggendaria Luisa Conte e il marito Nino Veglia presero quel luogo mentre era ridotto a un cinema a luci rosse, restituendogli lo splendore della tradizione. Vanorio risponde punto su punto alle indiscrezioni tecniche circolate dopo il disastro:

Sicurezza: Il teatro era munito di ogni licenza, certificazione elettrica e certificato di prevenzione incendi.

L'impianto antincendio: Vanorio smentisce chi parla di malfunzionamenti. Gli sprinkler (i getti d'acqua automatici), per legge, sono obbligatori solo sul palcoscenico.

La platea: Al momento del rogo le poltrone non c’erano; lo spazio era vuoto per permettere l’allestimento del Café-Chantant.

Ma oltre i tecnicismi, emerge l'uomo. Vanorio rifiuta le etichette di "locatario" o "inquilino". Per lui, chi guida un teatro è un custode. Un custode di un bene che appartiene alla collettività, agli artisti, al pubblico. Ed è qui che il dolore si fa più acuto:

«Ho bisogno di sapere se ho fallito come custode, se c’era altro che dovevo o potevo fare. Ho bisogno di dare un senso a questo dolore che, ogni giorno, anziché diminuire, cresce e mi sta divorando dentro».

Un danno che va oltre il sipario

L'incendio non ha colpito solo la struttura teatrale. Vanorio rivolge un pensiero anche ai vicini di casa, i cui appartamenti sono stati danneggiati dal fumo e dalle fiamme, in attesa che le indagini chiariscano l'origine del rogo.

La chiusura del post è un pugno nello stomaco per la Napoli culturale: «Intanto è calato il sipario». Un sipario che però, nella città che ha fatto della resilienza la sua bandiera, tutti sperano possa rialzarsi al più presto. Perché, come dice Sasà, «’O teatro nun tene padrone», e proprio per questo appartiene a tutti noi.