Napoli

Tra le mura austere del reparto Roma della casa circondariale "Giuseppe Salvia" di Poggioreale si è consumato, un episodio che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia.

E che invece, paradossalmente, consegna alla riflessione pubblica una delle pagine più significative sul senso della divisa, sull’autorevolezza conquistata sul campo e sulla forza silenziosa del rispetto.

Protagonista, suo malgrado, l’Ispettore della polizia Penitenziaria Carmine Nunziata, coordinatore del reparto Roma, figura nota per equilibrio, fermezza e profondo senso istituzionale soprannominato "l’Ispettore delle regole".

Già nei giorni precedenti, con relazioni formali, aveva segnalato criticità legate al detenuto, proveniente dal Carcere di Secondigliano, dove si era reso responsabile di aggressioni ai danni di appartenenti alla Polizia Penitenziaria, arrivando perfino a denunciarne alcuni. Un profilo problematico, segnato da instabilità comportamentale e da un quadro psichiatrico delicato.

Il report di Claudia Cavallo, criminologa referente regionale Liberi Liberi Art.27 

"Al termine di un colloquio con il Ser.D., il detenuto si rifiutava di rientrare in camera, iniziando a offendere l’Ispettore. Invitato con compostezza e autorevolezza a rispettare le regole del reparto, reagiva con crescente veemenza, passando dalle aggressioni verbali al tentativo di contatto fisico.

È in quell’istante che la situazione assume contorni drammatici. L’Ispettore Carmine Nunziata, disarmato, nell’adempimento del proprio dovere, si è trovato esposto a un’aggressione che avrebbe potuto costargli la vita. Il rischio non era astratto, ma concreto. Un servitore dello Stato, nel pieno esercizio delle sue funzioni, a un passo dall’irreparabile, ad un passo dalla morte.

A spezzare quella spirale di violenza è stato un altro detenuto, Michele Serpico, ristretto nel medesimo reparto, affetto da disturbo bipolare. Senza esitazione, si è frapposto tra l’aggressore e l’Ispettore, riuscendo a contenerlo e a impedirne l’azione. Nel farlo ha riportato una contusione alla spalla, come attestato da referto medico.

Un gesto che travalica ogni stereotipo. Un detenuto che si schiera dalla parte della legalità. Un uomo ristretto che, in un momento decisivo, sceglie di difendere la divisa anziché alimentare il conflitto. È questa la fotografia più potente dell’accaduto.

Ma questa scelta non nasce dal caso. Nasce dal lavoro quotidiano dell’Ispettore Carmine Nunziata.

Perché quando dietro una divisa vi è dignità, coerenza, presenza costante e rispetto autentico verso le persone detenute, quella divisa non è percepita come imposizione, ma come presidio di giustizia. Nunziata ha dimostrato, ancora una volta, quanto sia fondamentale la Polizia Penitenziaria non solo come forza di controllo, ma come architrave morale dell’istituzione carceraria. Ha dimostrato che l’autorevolezza non si impone con la paura, ma si costruisce con la credibilità.

Il fatto che un detenuto, peraltro segnato da fragilità psichiche e da un passato complesso, abbia scelto di mettere a rischio sé stesso per difendere l’Ispettore, rappresenta la più alta attestazione del lavoro svolto. È il segno tangibile che il rispetto genera rispetto. È la prova che la rieducazione non è una formula astratta, ma un processo che può manifestarsi anche nei gesti più inattesi.

All’Ispettore Nunziata va una solidarietà piena, convinta, profonda. Va il riconoscimento per aver continuato a svolgere il proprio servizio con disciplina e onore, pur consapevole dei rischi. Va l’abbraccio ideale di chi comprende quanto peso comporti indossare ogni giorno una divisa in un contesto tanto complesso.

Alle istituzioni si rivolge un duplice appello: da un lato, tutelare con fermezza il personale di Polizia Penitenziaria, valutando con urgenza la posizione del detenuto A.H.; dall’altro, riconoscere formalmente il coraggio di Michele Serpico che ha scelto la legalità quando avrebbe potuto voltarsi dall’altra parte.

Perché la divisa, quando è indossata con dignità, non è solo simbolo di autorità. È testimonianza di servizio. È lustro per lo Stato.

E ieri, a Poggioreale, l’ispettore Carmine Nunziatane ha offerto una prova altissima.

E se è vero che le istituzioni si misurano nella prova più dura, allora l’Ispettore Carmine Nunziata ha dimostrato che la divisa non è soltanto un simbolo cucito su un’uniforme, ma una responsabilità morale incarnata ogni giorno con coraggio, dignità e senso dello Stato. E ci auguriamo che il suo esempio continui a essere faro luminoso in un luogo difficile, ricordando a tutti che l’autorevolezza autentica nasce dall’umanità, e che chi serve con onore non indossa semplicemente una divisa: la rende grande. Grazie Ispettore".