Il sistema e l’omertà. Le indagini della polizia locale descrivono un meccanismo consolidato. Durante il recupero delle salme negli appartamenti, alcuni operatori avrebbero invitato i familiari ad allontanarsi con il pretesto della delicatezza delle operazioni. In quei momenti, secondo gli atti, venivano aperti cassetti e portagioie, sottratti contanti e oggetti preziosi. In un caso, spostando una salma da un materasso, sarebbero spuntati 3.300 euro, poi divisi tra tre colleghi. I beni venivano successivamente rivenduti in esercizi di compro oro dell’hinterland milanese. Gli investigatori parlano di un «clima di reticenza e omertà» all’interno dell’obitorio, con un gruppo ritenuto coeso nel non collaborare e nel proteggere i propri interessi. Due imputati rispondono anche di favoreggiamento per aver avvisato i colleghi di intercettazioni in corso e controlli sui mezzi di servizio.

Le posizioni degli imputati

I sette uomini, tra i 31 e i 60 anni, sono in attesa dell’udienza preliminare davanti al giudice. La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata dal pm Antonio Cristillo. Attualmente risultano trasferiti ad altri uffici amministrativi, fatta eccezione per il più anziano, ancora in servizio al Cimitero Maggiore di Milano, e per un 52enne che ha rassegnato le dimissioni. Proprio quest’ultimo, nell’aprile 2025, ha reso dichiarazioni agli investigatori della Squadra Interventi, ammettendo diversi episodi. Ha raccontato di appartamenti in cui sarebbero stati prelevati anelli da un portagioie e di contanti trovati durante la movimentazione delle salme. Ha riferito anche di gioielli sottratti direttamente ai corpi, poi rivenduti per poche decine di euro.

Le difficoltà dell’inchiesta

Dagli atti emerge la complessità nel ricostruire tutti gli episodi contestati, anche per l’assenza di elenchi dettagliati degli oggetti personali nei verbali di consegna delle salme provenienti da altri comuni. In quei casi, secondo l’accusa, eventuali beni non registrati sarebbero stati facilmente sottratti. Un operaio non indagato, ascoltato come persona informata sui fatti, ha parlato di un ambiente diviso, con meno della metà dei dipendenti ritenuti «onesti» e timori diffusi di ritorsioni.

L’udienza e il quadro giudiziario

Il procedimento dovrà chiarire responsabilità individuali e portata del fenomeno. Le accuse restano da provare in giudizio e gli imputati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. Il caso ha suscitato forte indignazione in città, toccando un ambito – quello dei servizi funebri – che per definizione richiede rispetto e fiducia assoluta. Ora sarà il tribunale di Milano a stabilire se quelle pratiche fossero episodi isolati o parte di un sistema radicato.