Secondo la rilevazione condotta tra il 12 e il 17 febbraio su 2.589 adulti statunitensi, il tasso di disapprovazione ha raggiunto il 60%, in crescita rispetto al 59% registrato lo scorso ottobre e di sette punti rispetto all’inizio del secondo mandato, nel febbraio 2025. L’approvazione è scesa dal 45% al 39%. Il dato rappresenta il livello più alto di insoddisfazione dall’avvio della nuova presidenza di Donald Trump, che martedì terrà il discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Congresso.

Inflazione e dazi pesano

I temi che incidono maggiormente sul giudizio degli intervistati sono quelli economici. Il 65% disapprova la gestione dell’inflazione, il 64% quella dei dazi commerciali. Anche le relazioni estere raccolgono un 62% di giudizi negativi, mentre la politica migratoria è bocciata dal 58% del campione. Il 64% degli americani ritiene inoltre che il presidente sia “scollegato dalle principali preoccupazioni del Paese”, segnale di una distanza percepita tra Casa Bianca e opinione pubblica.

Democratici senza slancio

Il sondaggio evidenzia però una fiducia limitata anche verso l’opposizione. Alla domanda su chi sia più capace di affrontare i principali problemi degli Stati Uniti, il 33% indica Trump, il 31% i democratici al Congresso. Un ulteriore terzo degli intervistati risponde che nessuna delle due parti rappresenta una soluzione efficace. Un quadro che restituisce un Paese polarizzato ma anche disilluso, con una quota significativa di elettori che non si riconosce pienamente in nessuno dei due schieramenti.

Repubblicani divisi

All’interno del Partito repubblicano emergono fratture. Il 54% dei simpatizzanti conservatori si definisce sostenitore del movimento Maga, mentre il 42% prende le distanze da quell’identità politica. Tra questi ultimi, una maggioranza critica la gestione di inflazione, dazi e politica estera. Sul piano internazionale, il 54% degli intervistati si dichiara contrario all’uso delle forze armate per imporre cambiamenti in altri Paesi, posizione sostenuta invece dal 20% del campione. Alla vigilia del discorso sullo Stato dell’Unione, il presidente si presenta dunque davanti al Congresso con un consenso in calo e un clima politico che resta segnato da divisioni profonde.