Il viaggio in Slovenia e la scoperta. La vicenda nasce nell’aprile 2025, quando una donna bresciana si presenta in un centro vaccinale e dichiara di detenere in casa due servali, felini africani noti anche come gattopardi. Da lì scatta la segnalazione e la Procura dispone il sequestro, poi convalidato dal gip. Gli animali vengono affidati a un centro individuato dal ministero dell’Ambiente. La proprietaria, che aveva acquistato i due esemplari in Slovenia, sostiene che si tratti di animali di compagnia, dotati di passaporto sloveno e microchip. Nel ricorso sottolinea inoltre che sarebbero nati in cattività da cinque generazioni, dunque privi delle caratteristiche originarie della specie selvatica.
La decisione della Suprema Corte
Con una sentenza della terza sezione penale, la Corte di Cassazione ha respinto tutti e cinque i motivi di ricorso. I giudici ribadiscono che la normativa vieta la detenzione di “animali vivi di specie selvatica anche nati e allevati in cattività”. La riproduzione in ambiente domestico non elimina il patrimonio genetico originario né la potenziale pericolosità. Secondo la Corte, il bene primario da tutelare è la salute e l’incolumità pubblica, messa a rischio dalla possibilità che animali di questo tipo possano arrecare danni fisici o trasmettere malattie infettive. La confisca può essere disposta anche in assenza di condanna penale, come nel caso in esame, archiviato per particolare tenuità del fatto.
Il legame affettivo non basta
La difesa aveva richiamato il legame affettivo tra la donna e i due felini, definiti “i miei cuccioli”. Ma per gli ermellini prevale l’interesse collettivo su quello individuale. La tutela della pubblica sicurezza, si legge nella sentenza, riguarda una pluralità indeterminata di soggetti e non può essere subordinata alla consuetudine instaurata con l’animale. I due servali resteranno dunque nel centro di accoglienza. Il ricorso è stato rigettato integralmente e la proprietaria dovrà sostenere anche le spese processuali.