Un alto funzionario del gruppo, parlando in forma anonima, ha spiegato che si sono concluse le elezioni interne nelle tre aree di riferimento del movimento – Striscia di Gaza, Cisgiordania e leadership esterna – e che ora si attende la decisione definitiva. Hamas ha ricostituito un nuovo Consiglio della Shura, organo consultivo composto in larga parte da studiosi religiosi, e un nuovo ufficio politico. I membri vengono eletti ogni quattro anni e anche i detenuti nelle carceri israeliane partecipano al voto. Il Consiglio sceglie l’ufficio politico, che a sua volta designa il leader.

I due candidati

In lizza ci sono Khaled Meshaal, già capo dell’ufficio politico dal 2004 al 2017 e attualmente responsabile dell’ufficio per la diaspora, e Khalil al-Hayya, 65 anni, originario di Gaza e capo negoziatore nei colloqui per il cessate il fuoco. Secondo il Counter Extremism Project, Meshaal avrebbe guidato la trasformazione di Hamas in un soggetto politico-militare ibrido, mentre al-Hayya godrebbe del sostegno dell’ala armata del movimento, le Brigate al-Qassam.

Dopo Haniyeh e Sinwar

La nuova nomina arriva dopo mesi di turbolenze. Nel luglio 2024 Israele ha ucciso a Teheran l’allora leader Ismail Haniyeh. Gli è succeduto Yahya Sinwar, indicato da Israele come mente dell’attacco del 7 ottobre, poi ucciso a Rafah tre mesi dopo. In seguito Hamas aveva optato per un comitato direttivo ad interim con sede in Qatar, rinviando la designazione di un unico capo per ridurre il rischio di nuovi attacchi mirati.

Una scelta strategica

La decisione finale, attesa a breve, avrà un peso politico rilevante in un contesto regionale ancora segnato dal conflitto con Israele e dai negoziati indiretti per una tregua. La scelta tra un profilo più diplomatico come al-Hayya e una figura storica e radicata nella leadership esterna come Meshaal delineerà l’orientamento futuro del movimento.