Secondo quanto riferito da Tonino Cantelmi, da chiarire che è il consulente di parte dei due genitori, la psicologa avrebbe in passato condiviso sui social dichiarazioni “gravissime” contro la famiglia oggetto di valutazione, per poi accettare l’incarico di somministrare i test nell’ambito della consulenza tecnica d’ufficio. Una circostanza che, se confermata, configurerebbe a suo avviso un problema deontologico legato all’imparzialità.

Cantelmi ha rivolto un appello alla collaborazione tra le parti coinvolte, affermando la disponibilità a lavorare con assistente sociale, psicologa dei test e consulente tecnica purché l’obiettivo resti il “bene supremo dei bambini”.

I dubbi su esperienza e metodologia

Il professionista ha inoltre messo in discussione l’esperienza della psicologa, iscritta all’Albo da poco più di tre anni, sostenendo che per operare con minori sarebbero richiesti almeno cinque anni di attività documentata o incarichi accademici. Ha infine criticato il metodo utilizzato durante le sedute, parlando di quesiti ritenuti obsoleti o eccessivamente discrezionali. Cantelmi ha chiesto di verificare anche il curriculum della consulente tecnica d’ufficio, per accertare il rispetto dei requisiti professionali.

La cornice giudiziaria

La consulenza tecnica d’ufficio è uno strumento disposto dall’autorità giudiziaria per acquisire elementi specialistici in procedimenti complessi. Le valutazioni psicologiche sui minori e sulle famiglie sono soggette a protocolli rigorosi e al controllo delle parti, che possono nominare consulenti di parte e sollevare eventuali contestazioni nelle sedi opportune. Al momento non risultano prese di posizione ufficiali da parte della consulente tecnica o dell’Ordine professionale competente. Le eventuali verifiche sulla correttezza deontologica e sui requisiti professionali spetteranno agli organismi preposti.