Avellino

Il circuito chiuso delle provinciali.  La chiusura delle liste per il rinnovo del Consiglio provinciale di Avellino non è un semplice adempimento amministrativo. È il riflesso di una stagione politica che fatica a dichiararsi. Dodici seggi da assegnare, nessun voto popolare diretto, un corpo elettorale ristretto composto da sindaci e consiglieri comunali chiamati a esprimersi con voto ponderato. Il passaggio a Palazzo Caracciolo avviene dentro un circuito chiuso, dove il peso demografico dei Comuni incide sul valore del singolo voto e dove la disciplina interna ai blocchi conta più della visibilità pubblica. In questo scenario, la presenza o l’assenza dei simboli non è un dettaglio grafico ma un indicatore politico.

Il paradosso dei simboli

In un panorama dominato da denominazioni civiche come Proposta Civica per l’Irpinia, Hirpinia Libera, Avanti per l’Irpinia e Davvero, l’unica forza che ha scelto di presentarsi con il proprio emblema è il Partito Democratico. La scelta del Pd rompe l’ambiguità diffusa ma espone il partito a una doppia prova: da un lato rivendicare una identità politica chiara, dall’altro competere in un’arena in cui gli avversari preferiscono muoversi sotto etichette civiche, meno esposte e più elastiche. Il centrodestra, invece, non compare formalmente come coalizione. Nessun simbolo unitario, nessuna investitura esplicita. La competizione si gioca su contenitori territoriali e relazionali, segno di una strategia che privilegia la gestione dei rapporti amministrativi rispetto alla visibilità politica.

Tre blocchi dietro le cinque liste

Al di là delle sigle, il quadro tende a ricomporsi in tre aree sostanziali. Un’area di centrosinistra strutturata attorno al Pd. Un’area di centrodestra coordinata che trova un baricentro in Hirpinia Libera. Un’area civica intermedia distribuita tra Proposta Civica e Avanti per l’Irpinia, con Davvero come espressione territoriale mirata. La differenza reale non sta nella moltiplicazione delle liste ma nella loro capacità di convogliare voti ponderati in modo compatto. Le elezioni di secondo livello premiano la disciplina e penalizzano la frammentazione. Un voto disperso tra più liste dello stesso campo politico rischia di tradursi in meno seggi complessivi.

La fragilità del centrosinistra

Il centrosinistra appare diviso sia sul piano identitario sia su quello strategico. Solo il Pd si assume la responsabilità del simbolo, mentre altre liste insistono nello stesso bacino politico-amministrativo. In un sistema in cui il numero degli elettori è ristretto e il meccanismo di attribuzione dei seggi è aritmetico, la dispersione non è un dettaglio. Se più liste competono nello stesso campo culturale, la conversione dei voti in rappresentanza rischia di risultare meno efficiente, con un impatto diretto sulla maggioranza consiliare.

La compattezza silenziosa del centrodestra

Se il centrodestra riuscirà a muoversi come blocco coeso, anche senza simboli ufficiali, la partita potrebbe orientarsi con maggiore chiarezza. Le provinciali non misurano il consenso popolare diffuso ma la solidità delle relazioni tra amministratori. In questo terreno, la disciplina interna può fare la differenza. Hirpinia Libera, per compattezza potenziale, appare in vantaggio per conquistare il maggior numero di seggi, forse senza un distacco ampio ma sufficiente a incidere sugli equilibri del Consiglio provinciale.

Il rischio di un equilibrio instabile

Non è escluso, tuttavia, uno scenario di sostanziale parità tra blocchi. La frammentazione potrebbe produrre un Consiglio diviso in aree quasi equivalenti. In tal caso, la partita vera si giocherebbe dopo il voto. Il Presidente della Provincia diventerebbe l’esito di un compromesso consiliare più che l’espressione di un’onda politica definita. È la natura stessa delle elezioni provinciali di secondo livello a favorire gli accordi tra amministratori rispetto allo scontro ideologico.

La crisi della rappresentanza

L’elemento più significativo di questa tornata resta l’assenza diffusa dei simboli ufficiali del centrodestra. Non è una scelta folkloristica ma il segnale di un sistema politico che teme l’esposizione diretta. Quando la politica preferisce rifugiarsi dietro etichette civiche, il civismo diventa spesso la forma elegante di una crisi di rappresentanza più profonda. La Provincia si trasforma così in un laboratorio di sopravvivenza amministrativa, più che in un luogo di confronto tra visioni alternative.

Uno scenario aperto

Alla luce delle liste presentate e degli equilibri territoriali, lo scenario più probabile è quello di una maggioranza relativa dell’area di centrodestra, con un assetto finale definito da accordi post-voto. Non una vittoria schiacciante, ma una prevalenza strutturale. Il 15 marzo non dirà soltanto chi siederà a Palazzo Caracciolo. Dirà se in Irpinia esiste ancora una politica disposta a mostrarsi per ciò che è, oppure se il civismo diffuso è diventato la cifra permanente di una crisi che non trova più il coraggio del simbolo.

Il Partito Democratico: identità dichiarata, ma isolamento strutturale

L’unica lista che si presenta con il simbolo ufficiale è il Partito Democratico.

Candidati:

Laura Cervinaro (Ariano Irpino)

Luigi D’Angelis (Cairano)

Marcantonio Spera (Grottaminarda)

Francesco Capuano (San Martino Valle Caudina)

Rocco D’Andrea (Lioni)

Barbara Evangelista (Mercogliano)

Umberto Iovino (Lauro)

Maria Magistro (Pago Vallo Lauro)

Francesco Pepe (Montecalvo Irpino)

Gabriele Santoro (Sant’Angelo dei Lombardi)

Agnese Vietri (Mirabella Eclano)

Annalisa Zaccaria (Sant’Angelo a Scala)

Il PD ha una rete territoriale vera, soprattutto in Alta Irpinia e nei comuni medi. Ma la scelta di correre da solo rischia di tradursi in isolamento ponderato: nelle provinciali non vince chi ha identità, ma chi costruisce blocchi.

Previsione: 3-4 seggi, difficilmente primo partito salvo voto utile dell’ultima ora.


Hirpinia Libera: la lista più pericolosa (per gli avversari)

Candidati:

Cinzia Andreottola (Zungoli)

Marisa Catino (San Mango sul Calore)

Americo D’Onofrio (Gesualdo)

Domenico Landi (Atripalda)

Domenico Menna (Domicella)

Gaetano Musto (Pietradefusi)

Pasquale Pasquariello (Fontanarosa)

Antonietta Perrotti (Torella dei Lombardi)

Mauro Piccolo (Grottaminarda)

Marino Sarno (Volturara Irpina)

Mariangela Vietri (Solofra)

Maria Vivolo (Bagnoli Irpino)

È la lista più diffusa territorialmente. È la lista che può intercettare amministratori trasversali. È la lista che beneficia di un eventuale centrodestra compatto.

Previsione: 3-4 seggi, con concreta possibilità di primato.


Proposta Civica per l’Irpinia: l’arte del municipalismo

Candidati:

Giuseppe Albanese (Ariano Irpino)

Carmela Balestrieri (San Mango sul Calore)

Antonio Caputo (Aquilonia)

Matilde Chirichiello (Vallata)

Daniele Cipriano (Rocca San Felice)

Costantina Della Sala (Aiello del Sabato)

Franco Di Cecilia (Sturno)

Michele Di Giovanni (Chianche)

Enrico Montanaro (Baiano)

Fausto Picone (Candida)

Katia Renzulli (Monteforte Irpino)

Alessia Savelli (Summonte)

Qui si gioca la partita dei sindaci. Non ideologia, ma relazioni. Non partito, ma rete.

Previsione: 2-3 seggi, decisivi negli equilibri finali.


Avanti per l’Irpinia: frammentazione o cerniera?

Candidati:

Giuseppe Graziano (Lauro)

Michele Boccia (San Michele di Serino)

Alessio Cione (Bagnoli Irpino)

Luigi Del Regno (Montoro)

Carmela Gonnella (Morra De Sanctis)

Nicola Manzione (Contrada)

Rossella Morsa (Paternopoli)

Mary Musto (Montemiletto)

Monia Nisco (Zungoli)

Antonella Pontillo (Pietradefusi)

Emilio Porfido (Castelvetere sul Calore)

Raffaele Torino (Marzano di Nola)

Lista geograficamente ampia ma politicamente non omogenea. Previsione: 1-2 seggi, ruolo da ago della bilancia.


Davvero: la scommessa di Solofra

Candidati:

Walter Apuzza

Gabriele Buonanno (Solofra)

Matilde Capriglione

Andrea Coscia

Rossella Favorito (Pratola Serra)

Fatima Maietta

Antonio Spagnuolo

Lista più corta, più territoriale. Previsione: 0-1 seggio, legato alla compattezza solofrana.

Previsione finale

Scenario più probabile:

Hirpinia Libera 3-4 seggi

PD 3 seggi

Proposta Civica 2-3 seggi

Avanti 1-2 seggi

Davvero 0-1 seggio

Consiglio senza maggioranza schiacciante. Il Presidente non sarà il frutto di un’onda politica, ma di un accordo post-voto.