Non più una città divisa in compartimenti stagni, ma un organismo vivente che respira attraverso cinque grandi processi trasversali. È questa la filosofia alla base del nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) di Napoli, il cui documento preliminare è stato al centro dell'ultima seduta della Commissione Urbanistica, presieduta da Massimo Pepe. L’assessora all’Urbanistica e vicesindaca, Laura Lieto, ha tracciato la rotta di quella che si preannuncia come una vera e propria rivoluzione della gestione del territorio. Un percorso iniziato nel 2024 e che oggi vede la luce in una forma che punta a integrare visione sociale e pianificazione fisica.
La fine dell'urbanistica rigida: i 5 pilastri della trasformazione
La novità sostanziale risiede nel superamento della vecchia logica dei comparti rigidi. Il nuovo Piano si articola infatti su cinque direttrici che puntano a ricucire il tessuto cittadino:
Transizione ecologica: adattamento climatico e sostenibilità al centro dello sviluppo.
Mobilità accessibile: una rete di trasporti che connetta realmente le periferie al centro.
Rigenerazione urbana integrata: non solo restauro edilizio, ma rinascita sociale dei luoghi.
Politiche per l’abitare: una risposta strutturale alle fragilità sociali e all'emergenza casa.
Nuova economia del lavoro: filiere produttive compatibili con l'ambiente e valorizzazione tecnologica.
Il nodo affitti brevi e la tutela del Centro Storico
Uno dei punti più sensibili toccati dalla vicesindaca riguarda la salvaguardia della residenzialità. In un momento in cui il turismo di massa rischia di svuotare il cuore pulsante di Napoli, il PUC si aggancia alle varianti normative già impostate per regolamentare gli affitti brevi. L’obiettivo è chiaro: evitare che il centro storico diventi un "albergo diffuso" a cielo aperto, privo di servizi per i cittadini residenti. Nonostante l'impostazione innovativa, il confronto in Commissione ha fatto emergere le preoccupazioni delle diverse anime politiche, specialmente sul fronte delle periferie e dei servizi di prossimità.
Le opposizioni chiedono concretezza: Salvatore Guangi (Forza Italia) ha sollecitato ulteriori approfondimenti tecnici, puntando i riflettori sulle zone periferiche, spesso dimenticate dai grandi progetti di sviluppo. Massimo Cilenti (Napoli Libera) e Rosario Andreozzi (Napoli Solidale) hanno sollevato un monito cruciale: la rigenerazione non deve creare nuovi "ghetti" o concentrare le fragilità sociali sempre negli stessi quartieri.
La città dei 15 minuti: Ciro Borriello (M5S) ha insistito sulla necessità di quartieri autosufficienti, dove i servizi pubblici siano a portata di mano, riducendo la necessità di spostamenti lunghi e faticosi. L'iter del PUC è solo alle fasi iniziali. Dopo il confronto in Commissione, il documento passerà all'adozione in Giunta, per poi seguire il percorso previsto dalla normativa regionale della Campania. La sfida per l'amministrazione Manfredi sarà trasformare queste visioni in cantieri e norme capaci di resistere alla prova dei fatti.