Patrizia Mercolino, madre del bambino di due anni morto a Napoli per un trapianto di cuore danneggiato, con l'avvocato Francesco Petruzzi, si è recata in Procura per chiedere di essere ascoltata dal pm Giuseppe Tittaferrante e per depositare un audio del cardiochirurgo che ha eseguito il trapianto. L'audio riguarda il momento in cui e' stato comunicato alla donna l'esito del consulto di esperti che ha considerato il bambino non trapiantabile.
Con questo l’inchiesta sulla morte di Domenico, si arricchisce di nuovi dettagli inquietanti. Quell'audio è una prova che potrebbe cambiare anche le sorti del processo
La confessione nell'audio: "Solo per disperazione"
Secondo quanto rivelato dal legale durante la trasmissione Storie Italiane, esiste un file audio in cui un sanitario spiega alla madre perché il piccolo non fosse più trapiantabile. In quel colloquio, il medico ammetterebbe che la disponibilità data la sera precedente per procedere con l'intervento era dettata solo da un moto di disperazione, privo di riscontri clinici o medici solidi. Oltre al contenuto del nastro, la difesa punta il dito sulla gestione dei documenti. La cartella clinica consegnata alla famiglia risulterebbe infatti "decompaginata", con schede fondamentali rintracciate solo dopo lunghe ricerche e incongruenze orarie sospette relative al tragico intervento dello scorso 23 dicembre.
Cosa dovrà chiarire l'autopsia
La Procura ha chiesto ufficialmente l'incidente probatorio al GIP. I periti che verranno nominati avranno il compito di rispondere a interrogativi cruciali per ricostruire i sessanta giorni di agonia del piccolo, tenuto in vita dai macchinari dopo il primo trapianto fallito:
Il trasporto: Sono state rispettate le linee guida per la conservazione del cuore tra Bolzano e Napoli?
La scelta chirurgica: Perché si è deciso di impiantare comunque un organo visibilmente danneggiato?
La trasparenza: C’è stata una reale volontà di insabbiamento o si è trattato di una serie di negligenze a catena?
Mentre l’avvocato Petruzzi parla apertamente di tentativi di occultamento della verità, l’Azienda ospedaliera dei Colli respinge ogni accusa. Secondo il Monaldi, la documentazione è sempre stata completa e a disposizione dell'autorità giudiziaria fin dal mese di gennaio. Si delinea così uno scontro frontale tra la ricerca di giustizia della famiglia e la difesa dell'operato della struttura d'eccellenza partenopea. La verità definitiva arriverà dai risultati della perizia medico-legale collegiale, che dovrà stabilire se quella "catena di eventi" fosse prevedibile ed evitabile. Resta il dolore per una vita spezzata e il dubbio atroce che, in quella sala operatoria, la scienza abbia ceduto il passo a un azzardo emotivo senza via d'uscita.