Il caso del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto dopo un trapianto di cuore fallito al Monaldi di Napoli, si trasforma in uno scontro istituzionale. Se finora l'attenzione era concentrata sul "cuore congelato" durante il trasporto, una relazione del Dipartimento Salute di Bolzano inviata al Ministero della Salute sposta l'asse delle responsabilità, denunciando "significative criticità operative" proprio a carico dell'équipe napoletana giunta in Alto Adige per il prelievo dell'organo.
Quei minuti fatali in sala operatoria a Bolzano
Secondo il documento della Provincia Autonoma, i problemi sarebbero iniziati ben prima che il cuore venisse riposto nel contenitore. Durante l'espianto, il team di Napoli avrebbe mostrato incertezze sulla gestione dell'eparina (un anticoagulante fondamentale) e, soprattutto, avrebbe eseguito un drenaggio insufficiente. Questo errore ha causato una "massiva congestione" di fegato e cuore, tanto da costringere i chirurghi di Innsbruck - presenti per prelevare gli altri organi - a intervenire d'urgenza.
Non solo: la dotazione tecnica portata da Napoli sarebbe stata incompleta sempre secondo i medici altoatesini. Questo dettaglio si incastra con quanto denunciato dal deputato Francesco Emilio Borrelli alla Camera: il Monaldi aveva in dotazione box hi-tech per il monitoraggio termico, ma per quella missione sarebbero stati ignorati, preferendo un trasporto più artigianale.
L'Azienda sanitaria dell'Alto Adige ribadisce che la responsabilità del trasporto e della conservazione del cuore, in caso di trapianto, è a carico dell'équipe che riceve l'organo, quindi nel caso del piccolo Domenico dell'équipe del Monaldi di Napoli. In questo senso andrebbe anche la relazione del dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia. Al momento gli indagati sono sette e tutti del nosocomio napoletano, ma non è escluso un ampliamento dell'inchiesta anche a chi a Bolzano ha partecipato alle operazioni. Nel mirino soprattutto la fornitura di ghiaccio secco che avrebbe danneggiato irrimediabilmente l'organo.
Il muro di silenzio e l'audio della verità
Mentre Bolzano si difende ribadendo che la responsabilità del trasporto è di chi riceve l'organo, a Napoli l'inchiesta prosegue su binari paralleli. Al momento ci sono sette indagati per omicidio colposo, tra cui la primaria di Cardiochirurgia. A pesare sulla posizione dei medici c'è anche un audio registrato dalla mamma di Domenico, in cui un sanitario avrebbe ammesso di aver detto che il piccolo Domenico era ancora trapiantabile "per disperazione", nonostante l'organo fosse già palesemente compromesso.
La famiglia in conferenza stampa dichiara di aver vissuto un mese e mezzo di bugie, scoprendo solo dai giornali la verità sul "cuore congelato". L'avvocato Francesco Petruzzi ha inoltre segnalato alla Procura una gestione anomala della cartella clinica, consegnata alla famiglia "decompaginata" e con orari incongruenti rispetto allo svolgimento dei fatti.
Ispezioni e attesa per l'autopsia
La palla passa ora agli ispettori del Ministero della Salute, attesi all'ospedale San Maurizio di Bolzano tra mercoledì e giovedì per interrogare il personale. Contemporaneamente, la Procura di Napoli ha chiesto l'incidente probatorio per procedere con l'autopsia sul corpo del piccolo Domenico. I periti dovranno stabilire se la "disfunzione primaria dell'organo" comunicata al Centro Nazionale Trapianti sia stata una tragica fatalità o, come suggeriscono i rilievi di Bolzano, l'ultimo anello di una catena di negligenze professionali.
La sensazione è che il sistema d'eccellenza dei trapianti italiano stia cercando di isolare un caso di malasanità che rischia di minare la fiducia dei donatori. Resta il fatto che un bambino di due anni è rimasto attaccato a un macchinario per sessanta giorni, in attesa di un secondo miracolo che non poteva più avvenire.