di Paola Iandolo
Processo di Appello per i tre imputati accusati dell'omicidio di Roberto Bembo. Quella di ieri è stata un'udienza particolarmente difficile per i familiari del 21enne ucciso con sei coltellate, soprattutto per la mamma Cinzia Tino. A margine dell'udienza ha voluto chiarire alcuni aspetti, anche alla luce di quanto riferito in aula dal penalista Gaetano Aufiero.
“E’ stato detto in aula che il famoso corteo silenzioso che abbiamo fatto l’8 agosto del 2023 è stato organizzato come segno di protesta nei confronti del provvedimento degli arresti domiciliari emesso dal Tribunale di Avellino. Invece era già in corso ed è stato un corteo silenzioso. Era un corteo contro la violenza”. E ha ricordato: “siamo stati sempre molto calmi, tranquilli, chi ha partecipato alle udienze ha percepito questa aria, per cui non vedo tutto questo”.
"Non siamo persone aggressive, né tantomeno istighiamo alla violenza. Abbiamo creato un' associazione antiviolenza per coinvolgere i giovani in un progetto, diffondere insieme a loro un messaggio di tranquillità, convogliando la loro energia in attività sportive, intuitive, culturali, in modi diversi da quelli della violenza, sia verbale che fisica”. La mamma di Roberto ha voluto rimarcare che non fosse e non ci sarà mai una protesta contro la giustizia.
“Ho sempre accettato tutte le sentenze, ho sempre sperato che la giustizia faccesser il suo corso come è giusto che sia, in tutti i processi e nella vita in generale. Leggiamo in tutte le aule: la legge è uguale per tutti, poi quando ci sono le sentenze non siano mai soddisfatti. Lo dissi dall’inizio che comunque non sarei mai stata soddisfatta da nessuna sentenza, perché l’ ergastolo a cui sono stata condannata è uno ergastolo a vita. Nessuna sentenza mi ridarà Roberto, la mia condanna è stata fatta, chiedo che sia fatta giustizia, quello si”.