Proteste diffuse negli atenei. Per il quarto giorno consecutivo diverse università iraniane sono state teatro di manifestazioni contro la Repubblica islamica. Secondo quanto riferiscono media locali e attivisti, gruppi di studenti si sono radunati nei campus ancora aperti per esprimere dissenso nei confronti della Guida suprema Ali Khamenei.
Le mobilitazioni si inseriscono in un clima di crescente tensione politica e sociale. In alcuni atenei gli slogan hanno preso di mira direttamente i vertici istituzionali, con richieste di maggiori libertà civili e accademiche.
Interventi delle forze di sicurezza
Fonti vicine agli studenti parlano della presenza di polizia in borghese e forze di sicurezza nei pressi dei campus. In alcuni casi sarebbe stato tentato l’ingresso all’interno delle strutture universitarie per disperdere i raduni.
Le autorità non hanno diffuso un bilancio ufficiale di eventuali fermi o arresti, ma la presenza di uomini delle forze dell’ordine avrebbe contribuito ad aumentare la pressione sugli studenti. Il governo ha ribadito che è possibile manifestare, purché non vengano oltrepassate le cosiddette “linee rosse” fissate dall’ordinamento della Repubblica islamica.
Il fronte diplomatico sul nucleare
Parallelamente alla tensione interna, resta aperto il dossier internazionale sul programma nucleare iraniano. In vista di nuovi colloqui, il ministro degli Esteri Hossein Amir-Abdollahian — secondo quanto riportato dai media ufficiali — avrebbe dichiarato che un’intesa è “a portata di mano”, a condizione che venga data priorità alla diplomazia.
Le dichiarazioni si inseriscono in una fase delicata, in cui la leadership di Teheran deve gestire al tempo stesso la pressione interna e il confronto con la comunità internazionale. Il doppio binario, sicurezza interna e trattativa esterna, definisce uno scenario ancora fluido e carico di incognite.