I vertici del Democratic National Committee tornano al centro delle polemiche per la scelta di non rendere pubblica l’analisi interna sulla sconfitta elettorale del 2024. A dicembre il presidente del DNC, Ken Martin, avrebbe bloccato all’ultimo momento la diffusione del documento, sostenendo che la pubblicazione sarebbe stata una distrazione in vista delle elezioni di metà mandato del 2026.
La decisione, inizialmente passata quasi sotto silenzio, è riemersa nelle ultime ore dopo nuove indiscrezioni che alimentano il dibattito sulle responsabilità politiche e sulle divisioni interne al partito.
Il nodo Gaza e le indiscrezioni
Secondo quanto riportato da Axios, funzionari democratici coinvolti nella stesura dell’analisi avrebbero riconosciuto, durante un incontro a porte chiuse con l’Institute for Middle East Understanding Policy Project, che i dati raccolti indicavano la linea dell’amministrazione Joe Biden sulla guerra a Gaza come un fattore “net-negative” per la performance del ticket guidato da Kamala Harris.
L’Institute for Middle East Understanding sostiene che proprio questo elemento avrebbe spinto il DNC a non pubblicare il rapporto, per evitare di rendere esplicita una valutazione critica sull’impatto della politica verso Israele. Il comitato nazionale ha confermato l’esistenza dell’incontro ma ha negato che la questione Israele-Gaza sia alla base della mancata diffusione del documento.
Pressioni interne e strategia per le midterm
Sul tema è intervenuto anche il deputato democratico Ro Khanna, che ha chiesto la pubblicazione integrale del rapporto, invitando il partito a fare i conti con le “dure verità” e collegando la perdita di consenso alla gestione del conflitto in Medio Oriente.
La polemica si inserisce in una fase delicata per i democratici, impegnati a ricompattarsi in vista delle elezioni di metà mandato del 2026. A gennaio il DNC ha annunciato un investimento a sette cifre per una nuova campagna nazionale di registrazione degli elettori, nel tentativo di spostare l’attenzione sulla mobilitazione e sull’organizzazione territoriale. Resta però il nodo politico: capire quanto abbiano pesato le scelte di politica estera nella sconfitta del 2024 e se il partito sia pronto a un confronto pubblico sulle proprie strategie.