L’accordo dopo settimane di tensioni. È arrivata nella notte l’intesa politica sulla riforma della legge elettorale. Dopo settimane di trattative e limature, la maggioranza ha trovato la quadra su un testo che punta dichiaratamente a garantire “stabilità” al sistema politico. La proposta, già ribattezzata nei corridoi parlamentari “stabilicum”, sarà depositata nelle prossime ore, forse già in giornata, al termine degli ultimi passaggi tecnici e di un confronto finale tra i leader di coalizione. Il nuovo impianto segna il superamento dei collegi uninominali previsti dal Rosatellum, l’attuale sistema elettorale in vigore dal 2017, per approdare a un modello proporzionale corretto da un premio di maggioranza.
Premio di maggioranza e soglie
Il cuore della riforma è rappresentato dall’introduzione di un premio assegnato alla coalizione che superi il 40 per cento dei voti. In tal caso scatterebbero 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, con l’obiettivo di assicurare numeri certi per la governabilità. Se nessuna coalizione dovesse raggiungere il 40 per cento ma una si collocasse tra il 35 e il 40 per cento, è previsto un ballottaggio. Una soluzione che richiama modelli già sperimentati in passato nel dibattito italiano, con l’intento di evitare maggioranze fragili o governi di breve durata. Nel testo è inoltre previsto che il nome del candidato premier sia indicato nel programma di coalizione e non direttamente sulla scheda elettorale.
Niente preferenze, liste bloccate
Un altro punto qualificante della riforma riguarda l’assenza delle preferenze. Gli elettori non potranno esprimere un voto nominativo per i candidati, ma voteranno liste bloccate, lasciando ai partiti la definizione dell’ordine di elezione. La scelta riapre un confronto politico che ciclicamente accompagna ogni riforma elettorale: da un lato l’esigenza di rafforzare la stabilità dell’esecutivo, dall’altro il tema della rappresentanza e del rapporto diretto tra eletti ed elettori.
I prossimi passaggi parlamentari
Con il deposito del testo prenderà avvio l’iter parlamentare, che si preannuncia intenso. Le opposizioni sono già pronte a contestare sia il metodo sia il merito della riforma, mentre nella maggioranza si punta a un’approvazione rapida per arrivare alle prossime scadenze elettorali con un quadro normativo definito. La partita, ora, si sposta nelle Commissioni e in Aula. E come spesso accade in materia elettorale, ogni comma potrà diventare terreno di scontro politico.