Napoli

C’è un modo per esultare che non prevede salti, urla o maschere alzate verso il cielo. È il modo di chi resta fermo, quasi immobile, mentre lo stadio intorno si accartoccia su se stesso.

Victor Osimhen ha segnato il gol che, di fatto, ha chiuso la Champions della Juventus. E non ha esultato.

Ha spiegato che si è trattato di un gesto di rispetto nei confronti di Luciano Spalletti, l’allenatore dello scudetto, l’uomo che lo ha consacrato in Italia. Una motivazione elegante, lineare, quasi inattaccabile.

Eppure il calcio, si sa, vive di ciò che non viene detto.

L’ammiccamento che non è mai stato negato

Non è un mistero che Osimhen abbia lasciato più di una porta socchiusa verso la Juventus. Dichiarazioni prudenti ma non troppo, sorrisi calibrati, quella sensazione che sotto la superficie qualcosa si muova.

Non è mai stato un corteggiamento esplicito. Ma nemmeno un no definitivo.

E allora quel non-esultare assume un doppio fondo: rispetto, certo. Ma anche consapevolezza. Come se ogni gesto fosse pesato al milligrammo, in un equilibrio sottile tra presente e futuro.

La clausola che chiude (quasi) tutto

Qui entra in scena Aurelio De Laurentiis, che quando si tratta di contratti non lascia spiragli romantici.

Al momento della cessione al Galatasaray, il presidente della SSC Napoli, come ricorda anche la Gazzetta dello Sport,  ha inserito una clausola che è molto più di una tutela: è una barriera.

  • Durata: 24 mesi.
  • Libertà piena: solo dal 1° settembre 2027.
  • Valore: 70 milioni il primo anno, 50 il secondo.
  • Penale in caso di cessione alla Juventus o a un altro club italiano: da versare al Napoli.
  • Percentuale del 10% sulla futura rivendita a favore del club azzurro.

Tradotto: se il Galatasaray volesse venderlo in Serie A, dovrebbe pagare due volte. Una al Napoli, una al proprio bilancio, dopo averne investiti 75. E nel frattempo fare i conti con l’eventuale malumore della tifoseria.

Esiste una zona grigia? Forse. Una trattativa diretta tra il club italiano interessato e il Napoli, per evitare che scatti la penale. Ma è un corridoio stretto, e costoso.

L’ingaggio che sposta gli equilibri

Poi c’è il dettaglio meno romantico e più decisivo: lo stipendio.

Osimhen guadagna 15 milioni netti fissi, con bonus che possono spingere l’annualità fino a 21. In Serie A nessuno tocca cifre simili. E senza i benefici del Decreto Crescita, oggi non più applicabili nel suo caso, l’operazione diventa quasi proibitiva.

Non è solo una questione tecnica. È un fatto sistemico.