La consegna delle firme a Palazzo Madama. Oltre 400 mila firme per chiedere al Parlamento di fermare la riforma della legge sulla caccia. Le hanno consegnate simbolicamente al Senato la Fondazione Capellino, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, promotrici di quattro petizioni contro le modifiche alla legge 157 del 1992 che disciplina l’attività venatoria.

Le organizzazioni chiedono innanzitutto il ritiro del disegno di legge 1552, primo firmatario il capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan, sottoscritto anche dagli altri capigruppo della maggioranza. Il testo prevede, tra le altre misure, un allentamento dei vincoli per la caccia, con l’estensione dei calendari venatori, la possibilità di esercitare l’attività in aree demaniali e l’introduzione di nuove specie cacciabili.

Più tutele per biodiversità e cittadini

La posizione delle associazioni ambientaliste è di segno opposto. Le richieste puntano a non estendere la caccia a nuove specie e a escludere dalle liste quelle in cattivo stato di conservazione, oltre al divieto di cattura di uccelli selvatici e all’uso di richiami vivi.

Al centro della mobilitazione c’è anche la sicurezza di chi frequenta boschi, montagne e aree rurali, in un momento in cui cresce il numero di cittadini che si dedicano ad attività outdoor, dal trekking alla mountain bike.

Distanze minime e stop nei giorni festivi

Tra le proposte avanzate figura l’introduzione del divieto di caccia ad almeno 300 metri da abitazioni, strade carrozzabili, sentieri escursionistici e zone ad alta frequentazione turistica.

Le associazioni chiedono inoltre lo stop all’attività venatoria nei fine settimana e nei giorni festivi, così come nei periodi di alta stagione turistica, per ridurre i rischi e favorire una fruizione più sicura degli spazi naturali.

Maggiore controllo e obblighi per i cacciatori

Le petizioni sollecitano anche l’obbligo per i cacciatori di indossare giubbotti ad alta visibilità e di dotarsi di sistemi di tracciamento digitale, oltre a un rafforzamento delle risorse destinate alle forze dell’ordine per le attività di vigilanza.

Un pacchetto di richieste che punta a ridefinire il rapporto tra attività venatoria, tutela della fauna e diritto dei cittadini a vivere in sicurezza gli spazi naturali. Ora la parola passa al Parlamento, chiamato a decidere se proseguire l’iter della riforma o accogliere l’appello delle oltre 400 mila firme consegnate a Palazzo Madama.