Un patrimonio da 2,2 milioni di euro accumulato all'ombra del clan dei Casalesi: la Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito il sequestro preventivo dei beni di T.I., imprenditore 51enne di San Cipriano d'Aversa, da anni considerato uno dei riferimenti economici della potente fazione Schiavone dei casalesi.
Il decreto è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, coordinata dal procuratore aggiunto Michele Del Prete e dal pm Maurizio Giordano. Ad eseguirlo sono stati i militari del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli.
Il patrimonio sequestrato
Il provvedimento riguarda le quote e l'intero compendio aziendale di una società operante nel settore del calcestruzzo e dei lavori edili e stradali, 15 immobili tra fabbricati e terreni in provincia di Caserta, 4 autoveicoli e una serie di rapporti bancari e finanziari. Tra i beni sequestrati spicca una lussuosa villa di 20 vani situata nel comune di Briano, nel casertano: 1700 metri quadrati complessivi, con un garage da 288 mq e un giardino di 650 mq. Un immobile di pregio che, per dimensioni e caratteristiche, rappresenta il simbolo più evidente del tenore di vita raggiunto dall'imprenditore grazie ai suoi legami con la criminalità organizzata.
Il sistema di arricchimento illecito
Al centro dell'indagine non vi è soltanto il profilo penale già emerso nelle aule di giustizia — l'indagato è stato condannato in via definitiva per riciclaggio aggravato dalla circostanza mafiosa ed è attualmente a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori e turbativa d'asta — ma soprattutto l'analisi economico-patrimoniale sviluppata in chiave preventiva. Tribunale e inquirenti hanno evidenziato una sproporzione significativa tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare e il patrimonio accumulato nel tempo, ritenuto incompatibile con le sole fonti lecite.
Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, già dai primi anni duemila l'uomo faceva parte di un ristretto circuito di imprenditori di riferimento della fazione Schiavone, il ramo del clan guidato dal boss Francesco Schiavone, detto Sandokan. Diversi collaboratori di giustizia lo avrebbero indicato come componente di un sistema di alterazione delle gare pubbliche - soprattutto in provincia di Caserta - ottenuto attraverso intestazioni fittizie di società, corruzione e atti intimidatori compiuti sfruttando la forza del clan. In cambio, la camorra avrebbe garantito a Iorio l'aggiudicazione di appalti pubblici di rilievo e forniture di calcestruzzo, assicurandogli un flusso costante di denaro alimentato da false fatturazioni, prelievi in contanti e monetizzazione di titoli di credito.
Il socio colpito da un sequestro da 8 milioni
L'operazione si inserisce in un più ampio contesto investigativo che ha preso di mira la rete imprenditoriale collusa con i Casalesi. Di recente, sempre nell'ambito delle attività di aggressione ai patrimoni illeciti, è stato notificato un sequestro di oltre 8 milioni di euro a R.P., 58enne originario di Casal di Principe, titolare di aziende edili e immobiliari e socio in affari dell'indagato, anch'egli ritenuto contiguo al clan dei Casalesi.