Si apre un nuovo caso politico interno al Partito Democratico in provincia di Avellino. Cinque dirigenti e amministratori locali del partito hanno presentato un esposto formale alla Commissione Nazionale di Garanzia e alla Commissione Regionale Campania chiedendo l’espulsione di Enza Ambrosone e la sua incandidabilità sotto il simbolo del PD.
La sottoscrizione del documento
A sottoscrivere il documento sono Vittorio Ciarcia, membro dell’Assemblea Nazionale PD, vice-segretario della federazione provinciale di Avellino e segretario del circolo “David Sassoli” di Venticano; Felice Egidio, segretario del circolo “Iotti-Anselmi” di Santa Paolina; Giovanni Egidio; Gerardo Giuseppe Colarusso; Fausto Aufiero.
Il caso Ciarcia
Secondo quanto riportato nell’esposto, Vittorio Ciarcia avrebbe dato la propria disponibilità a candidarsi nella lista del PD per il rinnovo del Consiglio Provinciale, ricevendo – si legge nel documento – il consenso anche del segretario regionale Piero De Luca. Il 19 febbraio Ciarcia si sarebbe recato presso la sede provinciale del PD di Avellino, in via Tagliamento, dove avrebbe formalmente sottoscritto la propria candidatura alla presenza della coordinatrice della segreteria provinciale, Enza Ambrosone. In quella stessa occasione sarebbero state raccolte anche le firme necessarie alla presentazione della lista. Tuttavia, il 23 febbraio, giorno di presentazione ufficiale delle liste presso il Provincia di Avellino, Ciarcia avrebbe scoperto la propria esclusione dalla lista.
"Atto d'imperio inaccettabile"
Nel documento si parla di “atto di imperio” compiuto unilateralmente dalla coordinatrice provinciale, senza preavviso e senza convocazione degli organi competenti del partito. I firmatari sostengono che non siano stati riuniti né la Segreteria, né la Direzione, né l’Assemblea territoriale per discutere e approvare la composizione della lista, in presunta violazione degli articoli 18, 19 e 26 dello Statuto del PD. Viene inoltre evidenziato che, a seguito di accesso agli atti (protocollo n. 10872 del 24 febbraio 2026), alcune sottoscrizioni risulterebbero mancanti nel fascicolo depositato. Secondo i firmatari, l’esclusione avrebbe compromesso il pluralismo interno e violato i principi di leale collaborazione e coinvolgimento degli iscritti nella vita politica del partito.
Nel documento si chiede formalmente l’espulsione di Enza Ambrosone dal Partito Democratico e l’impossibilità per la stessa di candidarsi a qualunque livello istituzionale con il simbolo del PD.