Napoli

Un nuovo capitolo giudiziario riapre la ferita mai rimarginata dell’omicidio di Francesco Della Corte, la guardia giurata di 51 anni brutalmente uccisa a Napoli nel 2018. Il Tribunale per i Minorenni di Napoli, in funzione di Tribunale di Sorveglianza, ha concesso il regime di semilibertà a uno dei tre responsabili del delitto, all'epoca dei fatti minorenne. Il giovane, oggi 24enne, potrà lasciare il penitenziario durante le ore diurne per recarsi al lavoro, facendo ritorno in cella per la notte e durante i giorni festivi.

La ricostruzione: un omicidio per una pistola

La vicenda risale alla sera del 3 marzo 2018, nei pressi della stazione della metropolitana di Piscinola, nell'area nord di Napoli. Francesco Della Corte stava svolgendo il suo turno di servizio quando venne sorpreso da un "branco" di tre giovanissimi. L'obiettivo dell'aggressione era il furto della pistola d'ordinanza. Il vigilante fu colpito ripetutamente e violentemente alla testa con dei grossi pezzi di legno, riportando ferite gravissime. Dopo dieci giorni di agonia, il 51enne morì in ospedale, lasciando una famiglia e una città sotto shock per la gratuità e la ferocia della violenza.

Il percorso giudiziario e la decisione del Tribunale

Il ragazzo ora ammesso alla semilibertà, difeso dall'avvocato Nicola Pomponio, aveva 17 anni al momento dell'omicidio. Il suo fine pena è attualmente fissato per il maggio 2031. La decisione del magistrato di sorveglianza si inserisce nel percorso di rieducazione previsto dall'ordinamento penitenziario minorile, ma porta con sé prescrizioni rigidissime: la Polizia di Stato effettuerà verifiche frequenti e improvvise sul posto di lavoro, avrà obbligo di rientro in carcere ogni sera e divieto assoluto di uscita durante i giorni rossi sul calendario.

Una ferita aperta per Napoli

La notizia della semilibertà riaccende inevitabilmente il dibattito pubblico sulla certezza della pena e sul bilanciamento tra giustizia retributiva e riabilitazione sociale, specialmente in casi di criminalità minorile efferata. La morte di "Franco", come lo chiamavano gli amici, era diventata il simbolo della vulnerabilità dei lavoratori della sicurezza privata e del degrado sociale in alcune periferie napoletane. Mentre il giovane condannato inizia il suo reinserimento lavorativo, la memoria di quel 3 marzo continua a pesare su una comunità che non ha mai smesso di chiedere giustizia piena per la guardia giurata di Piscinola.