"In questi giorni, a seguito dei lavori in corso per restituire, dopo lustri, alla fruizione dei visitatori alcune aree interdette con transennamento del parco storico della villa Floridiana, parco la cui gestione ricade nella competenza del ministero della cultura, torna alla ribalta una vicenda che già era stata portata all'attenzione dei mass media nel novembre di tre anni fa, a seguito di una segnalazione di un consigliere regionale della Campania.
Al riguardo mi sono state inoltrate alcune fotografie che mettono in evidenza la presenza di una zona, all'interno del parco borbonico, posta nei pressi del museo Duca Di Martina, dove vengono parcheggiate numerose autovetture, un'area che prima era in gran parte nascosta dalla presenza della folta vegetazione e del transennamento ma che ora, a seguito dei lavori di disboscamento anche con l'abbattimento di alcune alberature, salta agli occhi con grande evidenza ".
A intervenire, ancora una volta, sulle datate vicende del parco vomerese, nel cuore di tante persone, afflitto però da un abbandono che si trascina, nonostante le petizioni e le proteste dei cittadini, da oltre quindici anni, è Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, che è sceso in campo più volte, pure con la creazione di una pagina sul social network facebook, che conta oltre 5.000 iscritti, e con il lancio di una petizione online, al fine di ripristinare la piena fruibilità del parco borbonico.
"La vicenda - ricorda Capodanno - arrivò all'epoca sul tavolo della procura della Corte dei Conti a seguito di un esposto dello stesso consigliere regionale ma del seguito del succitato esposto non si è saputo più nulla. Oggi torna alla ribalta delle cronache e molti si chiedono chi sono quei privilegiati che, in una zona dove è quasi impossibile trovare uno stallo per la sosta e dove si pagano fino a dieci euro all'ora per parcheggiare in un garage privato, possono usufruire di un parcheggio gratuito per l'intera giornata e per giunta in un'area a verde demaniale, che evidentemente viene sottratta alla fruizione dei visitatori.
All'epoca - sottolinea Capodanno - la risposta della funzionaria responsabile del museo Duca di Martina, avallata poi anche dalle dichiarazioni rilasciate al riguardo dal direttore generale musei, fu che i dipendenti del museo erano legittimati a lasciare le auto in sosta nel parco in un'area transennata e interdetta al pubblico, un'area che sarebbe stata assegnata come zona di parcheggio riservata sia ai dipendenti sia ai veicoli di manutenzione e di servizio del museo Duca di Martina e della villa Floridiana, anche se, nell'occasione, veniva evidenziata la necessità di una più chiara definizione dello spazio, con un miglioramento della perpetrazione e della segnaletica, il livellamento del piano stradale ed il potenziamento del sistema di videosorveglianza, per scongiurare episodi di intrusione e manomissione dei veicoli, già verificatisi.
Una storia - puntualizza Capodanno - , quella del parcheggio delle autovetture dei dipendenti, ma anche dei privati, all'interno di beni culturali e ambientali demaniali che a Napoli è finita più volte alla ribalta delle cronache per le polemiche e le proteste che ha sollevato.
Solo per esemplificare l'anno scorso nel mirino finì Palazzo Reale a ragione della presenza di auto parcheggiate in un cortile interno, praticamente utilizzato come parcheggio privato".
Una vicenda sulla quale Capodanno chiede l'intervento del ministro della cultura Giuli, richiamando le diposizioni degli art. 146 e 181 del D.Lgs. 42/2004, codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, che vietano interventi o mutamenti di destinazione d’uso in aree vincolate paesaggisticamente senza autorizzazione, pena sanzioni e ripristino nonché i vigenti regolamenti di gestione del parco e le norme urbanistiche comunali, che preservano l’integrità del verde pubblico e storico del giardino borbonico, senza tollerare trasformazioni urbanistiche, evitando l'utilizzo di aree interne a parcheggio, peraltro con rischi di compattazione del suolo, inquinamento e danno alla vegetazione oltre a creare un pregiudizio grave per un bene d'interesse pubblico, frequentato da cittadini e turisti, già oggetto in passato di numerose segnalazioni e proteste a causa del perdurante stato di degrado e d'abbandono.