Colpito il cuore di Teheran. È scattato all’alba l’attacco congiunto degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran. I raid hanno centrato obiettivi strategici nel cuore di Teheran, colpendo sedi istituzionali e strutture militari sensibili. Secondo l’annuncio della televisione di Stato, tra le vittime c’è la Guida Suprema Ali Khamenei. La sua morte è stata confermata ufficialmente poche ore dopo l’attacco.
Nel bilancio provvisorio figurano anche la figlia, il genero e un nipote di Khamenei, oltre al comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour e al ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh. La Mezzaluna Rossa parla di oltre duecento morti nelle prime ore dell’offensiva.
La risposta iraniana su Israele e nel Golfo
La reazione di Teheran è stata immediata. Missili sono stati lanciati contro Tel Aviv e verso basi americane nel Golfo, con esplosioni segnalate tra Doha, Manama e Kuwait City. Colpita anche Dubai: un palazzo sull’isola artificiale di Palm Jumeirah e l’aeroporto internazionale sarebbero stati centrati dai lanci iraniani.
Secondo fonti diplomatiche, nello scalo degli Emirati si trovava il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, rimasto bloccato insieme a numerosi italiani. Intanto è stato chiuso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito di una quota rilevante del petrolio mondiale, con immediate ripercussioni sui mercati energetici.
La svolta di Trump e lo scontro a Washington
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivendicato l’operazione parlando di azione necessaria per “rovesciare il regime degli ayatollah” e ha invitato il popolo iraniano a “riprendersi la libertà”. I raid, ha avvertito, continueranno “fino alla pace in Medio Oriente”.
A Washington, però, la scelta ha aperto una frattura politica. Esponenti democratici e una parte dei repubblicani parlano di “atto di guerra non autorizzato”, denunciando di essere stati informati solo all’ultimo momento.
Reazione internazionale e allarme globale
Durissima la presa di posizione di Mosca, che definisce l’operazione un’“aggressione immotivata” e avverte che i responsabili “pagheranno”. Nella notte è stato convocato d’urgenza il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, mentre cresce il timore di un’escalation regionale.
Il governo italiano, informato dopo l’inizio dell’attacco, ha riunito un vertice straordinario presieduto da Giorgia Meloni. La premier, insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, sta lavorando per allentare le tensioni e garantire la sicurezza dei connazionali nell’area. “Non sarà una guerra lampo”, ha avvertito Tajani, delineando uno scenario che rischia di allargarsi rapidamente all’intero Medio Oriente.