Il racconto del tramviere. Il conducente, 60 anni, quasi 35 di servizio in Atm, ha riferito agli agenti della polizia locale di aver accusato dolori alla gamba poco prima dello schianto. «Non ho visto più nulla, tutto buio», avrebbe dichiarato. Invece di rallentare, il mezzo ha accelerato, superando fermata e semaforo, imboccando una curva non prevista e finendo contro un albero e poi contro un edificio. Trasportato all’ospedale Niguarda con un trauma cranico, è stato dimesso con venti giorni di prognosi. Negative le analisi su alcol e droga. Gli accertamenti medici dovranno chiarire l’eventuale natura del malore.
Le verifiche della Procura
L’inchiesta, coordinata dai magistrati milanesi, punta a ricostruire nel dettaglio la dinamica. Il conducente potrebbe essere iscritto a breve nel registro degli indagati come atto dovuto. Gli investigatori hanno sequestrato il cellulare per verificare eventuali distrazioni e acquisito le immagini delle telecamere di bordo e stradali. Fondamentali saranno i dati della “scatola nera” del convoglio e le verifiche sui sistemi di sicurezza. Lo scambio ferroviario, inizialmente tra le ipotesi, sarebbe risultato funzionante.
Le vittime e i feriti
Nel deragliamento hanno perso la vita Ferdinando Favia, 59 anni, e Abdou Karim Touré, 56 anni. Il primo sarebbe stato sbalzato fuori dal mezzo; il secondo è morto in ospedale dopo un arresto cardiaco. Restano gravi almeno quattro dei 54 feriti, nessuno in pericolo di vita. Le strutture sanitarie milanesi hanno gestito l’emergenza con ricoveri tra Policlinico, San Raffaele e Fatebenefratelli.
Collaborazione e accertamenti tecnici
«Continuiamo a collaborare per fornire tutti gli elementi utili agli inquirenti affinché venga fatta piena luce», ha dichiarato l’amministratore delegato di Atm, Alberto Zorzan. Nei prossimi giorni le perizie tecniche e gli interrogatori saranno decisivi per stabilire se l’origine della tragedia sia effettivamente legata a un malore o se emergano ulteriori responsabilità.