I numeri dei grandi elettori. Secondo le simulazioni circolate tra i partiti, la coalizione vincente potrebbe arrivare fino a 386 grandi elettori su 663, considerando deputati, senatori e delegati regionali. Per eleggere il capo dello Stato dal quarto scrutinio servono 332 voti. Il margine potenziale sarebbe dunque di oltre 50 preferenze. In questo scenario, la maggioranza avrebbe da sola circa il 58% dei grandi elettori, mentre l’opposizione si fermerebbe attorno al 40%, al netto dei delegati autonomisti e dei senatori a vita.

Le accuse dell’opposizione

Il centrosinistra lancia l’allarme. Si teme che la riforma consenta alla coalizione vincente di eleggere in autonomia il presidente della Repubblica e altri organi di garanzia. La premier Giorgia Meloni ha pubblicamente escluso ambizioni personali verso il Colle, ma il sospetto resta al centro del confronto politico. L’idea che una sola coalizione possa eleggere il capo dello Stato senza accordi trasversali rappresenterebbe una novità nella storia repubblicana.

Il nodo del premio fisso

Sul metodo e sul merito interviene il politologo Roberto D’Alimonte, docente alla Luiss, che giudica “scandalose” le riforme istituzionali approvate a colpi di maggioranza. La critica principale riguarda il meccanismo del premio.

La novità sta nella cifra fissa del premio di maggioranza, non più ancorata a una soglia percentuale. Il Porcellum prevedeva un tetto massimo del 54% dei seggi; con la nuova legge tale soglia potrebbe essere superata, considerando anche gli eletti all’estero e nelle circoscrizioni speciali. Secondo D’Alimonte, il vincitore potrebbe arrivare vicino al 60% dei seggi, creando una distorsione significativa tra voti ottenuti e rappresentanza parlamentare.

Ballottaggio e scenari futuri

Il testo introduce anche un eventuale ballottaggio tra le coalizioni nel caso in cui nessuna superi una determinata soglia. Per il politologo si tratterebbe di un meccanismo poco realistico, ma potenzialmente capace, nel lungo periodo, di incentivare la nascita di terze forze. Resta il nodo della rappresentanza territoriale, in un sistema che non prevede collegi uninominali e mantiene liste bloccate, con possibili correttivi come le liste flessibili. La partita è appena iniziata. Ma il combinato disposto tra premio di maggioranza e numeri dei grandi elettori apre un fronte politico destinato a segnare il dibattito nei prossimi mesi, con il Quirinale già proiettato sullo sfondo.