Napoli

Sal Da Vinci ha vinto il Festival di Sanremo 2026 con il brano "Per sempre sì", trionfando alla sua seconda partecipazione dopo diciassette anni dall'ultima.

“La vittoria ha ottenuto il consenso trasversale di televoto, sala stampa e giuria radiofonica, e ha fatto alzare in piedi il teatro Ariston in una delle immagini più discusse dell'edizione. A ore dalla proclamazione, sui canali social circolavano già commenti di odio verso Napoli, riproposta nella sua versione più logorata: quella dello stereotipo come risposta immediata al successo”.

Lo afferma Enrico Ditto, imprenditore partenopeo del settore turismo e formazione, da sempre attento alle dinamiche reputazionali che coinvolgono la sua città.

"Non sono sorpreso, ma quanto accaduto va nominato con chiarezza", dichiara Ditto. "Un artista napoletano vince la competizione musicale più seguita del Paese e una parte della reazione pubblica si organizza intorno al pregiudizio.

Non parliamo solo di cittadini semplici che, fuorviati da una qualche trasmissione Tv che ha calcato sui matrimoni di un determinato tipo per fare audience, dà sfogo a quei sopiti razzismi che da sempre infangano la nostra città.

Parliamo di critici e personaggi di un certo spessore che, denigrando una storia artistica popolare lunga decenni, hanno iniziato a usare un lessico da ‘non sono intollerante, sono stato anche a matrimoni al sud’.

Inaccettabile. Questo schema è su più livelli e si ripete con una regolarità che non consente di liquidarlo come episodio estemporaneo. E il fatto che si sia verificato anche ad alto livello aggiunge un elemento che riguarda la credibilità stessa del dibattito culturale nazionale".

Non è la prima volta che una vittoria a Sanremo di un artista napoletano produce questo tipo di reazione. Nel 2024, il rapper Geolier trionfò nella serata cover e si classificò secondo nella graduatoria finale pur dominando al televoto, generando settimane di polemica sulla legittimità del voto popolare. “Il meccanismo - sostiene Ditto - si è ripetuto: il successo di un'espressione culturale del Sud viene immediatamente messo in discussione, incorniciato dal sospetto o banalizzato attraverso la categoria del neomelodico come diminutivo. Un ‘privilegio’ che tocca solo e sempre noi napoletani”.

"Napoli ha una tradizione musicale che precede il Festival di Sanremo di almeno un secolo", aggiunge Ditto. Che conclude: "Il problema non è difendere una vittoria che non ha bisogno di difese. Il problema è che questo tipo di reazione sistematica produce un clima che scoraggia il riconoscimento di quello che il Sud esprime culturalmente. E quando a sostenerla sono voci di peso nel sistema mediatico, non si tratta più di commenti social: si tratta di un orientamento che merita attenzione da parte di chi ha responsabilità istituzionali sul tema della coesione territoriale".