Il funerale tra sfarzo e tensione. Una bara dorata, imponente e lucida, al centro della scena. Attorno, centinaia di corone di fiori e un dispiegamento di uomini in divisa degno di un’emergenza nazionale. Così Guadalajara ha salutato Ruben Nemesio Oseguera Cervantes, noto come El Mencho, leader del Cartello di Jalisco Nuova Generazione, ucciso il 22 febbraio scorso in un’operazione speciale delle forze di sicurezza messicane.
Le esequie si sono svolte nel cimitero Recinto della Pace di Zapopan, nell’area metropolitana della capitale dello Stato di Jalisco, roccaforte storica del cartello. L’atmosfera è rimasta sospesa per tutta la giornata tra ostentazione e paura, mentre le autorità temevano possibili vendette incrociate tra gruppi rivali.
Cimitero blindato e timore di nuove stragi
Nei pressi del feretro erano presenti familiari e fedelissimi, ma anche circa ottanta uomini tra Guardia Nazionale, polizia federale ed esercito, oltre ad agenti in borghese. Secondo fonti locali, tra gli osservatori vi sarebbero stati anche rappresentanti della Drug Enforcement Administration, che avrebbe collaborato con le autorità messicane nell’operazione culminata con l’uccisione del boss.
La morte di El Mencho ha già innescato una scia di violenze in diverse regioni del Paese. Sparatorie, barricate, auto incendiate e saccheggi hanno segnato i giorni successivi all’operazione. Venticinque membri della Guardia Nazionale hanno perso la vita negli scontri con gruppi armati legati al narcotraffico.
Le 500 corone e il simbolo del gallo
Sono state circa 500 le corone di fiori recapitate al cimitero, molte prive di firma. Tra le composizioni più vistose spiccava un grande gallo dai colori rosso, giallo, nero e bianco, omaggio a uno dei soprannomi del narcotrafficante, “El Gallero”. Un’altra installazione floreale, composta da rose rosse, riproduceva le iniziali Cjng, acronimo del cartello guidato da Oseguera.
Una corona riportava la scritta “da una famiglia che ti sarà sempre grata”, segno di quel consenso ambiguo che in alcune aree del Messico accompagna le organizzazioni criminali capaci di sostituirsi allo Stato in servizi e protezione.
L’ombra della successione
Secondo le ricostruzioni delle autorità, il boss sarebbe stato localizzato in un esclusivo country club di Tapalpa, dove avrebbe incontrato una donna a lui vicina, probabilmente pedinata dagli investigatori. L’operazione è stata presentata come uno dei colpi più duri inflitti negli ultimi anni ai cartelli messicani.
Resta ora aperta la partita della successione al vertice del Cartello di Jalisco Nuova Generazione. In un contesto segnato da rivalità interne e competizione feroce con altri gruppi criminali, il rischio di una nuova escalation di violenza continua a gravare su Guadalajara e su gran parte del Messico occidentale.