Si è conclusa l’audizione informale di Enpa – Ente Nazionale Protezione Animali – presso la Commissione Giustizia della Camera, nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente.
Nel suo intervento, Annamaria Procacci, responsabile fauna selvatica Enpa, ha espresso forte interesse per il recepimento della nuova direttiva europea, che punta a rafforzare in modo armonizzato e realmente dissuasivo il contrasto alla criminalità ambientale in tutti gli Stati membri.
“La Direttiva 2024/1203 rappresenta uno strumento fondamentale per dare piena attuazione all’articolo 9 della Costituzione, che impone alla Repubblica di tutelare ambiente, biodiversità ed ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni, e all’articolo 1 della legge 157 del 1992, che riconosce la fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato”, ha dichiarato Procacci.
Secondo Enpa, principi di tale rilievo non possono continuare a poggiare su un sistema sanzionatorio giudicato anacronistico, insufficiente e privo di reale deterrenza. La direttiva europea richiede sanzioni “effettive, proporzionate e dissuasive”, mentre nel nostro Paese il fenomeno del bracconaggio resta grave e diffuso. L’Italia è al secondo posto in Europa per bracconaggio, un saccheggio costante e per vari aspetti in crescita ,che depaupera il bene comune rappresentato dagli animali selvatici e dalla biodiversità tutta
Le criticità del decreto
Nel corso dell’audizione, Enpa ha evidenziato con sorpresa e preoccupazione l’assenza, nello schema di decreto, di riferimenti espliciti alla tutela della fauna in relazione alle direttive europee “Uccelli” e “Habitat”, nonostante esse siano richiamate più volte nella nuova direttiva e costituiscano pilastri del diritto ambientale comunitario.
Per questo l’associazione ha chiesto al Parlamento di colmare le lacune del testo, introducendo:
1. Reati specifici relativi al commercio illecito di fauna protetta ai sensi delle direttive 147/2009 (“Uccelli”) e 92/43 (“Habitat”).
2. L’adeguamento e l’integrazione dei sistemi sanzionatori previsti dalle leggi 157/1992 (protezione della fauna selvatica e attività venatoria) e 150/1992 (applicazione in Italia della Convenzione CITES).
3. Il recepimento dell’articolo 5 della Direttiva 2024/1203, con il riconoscimento dei reati contro la fauna selvatica protetta come delitti, con pene minime superiori a quattro anni, così da consentire strumenti investigativi più incisivi, anche a livello internazionale.
4. L’adeguamento dei termini minimi di prescrizione a quanto previsto dall’articolo 11 della direttiva.
Il contesto: numeri e casi emblematici
Enpa ha richiamato l’attenzione sul contesto emergenziale del bracconaggio in Italia, citando due casi emblematici.
Per quanto riguarda il lupo, tra il 2019 e il 2023 sono stati rinvenuti 1.639 esemplari morti, passando dai 210 casi del 2019 ai 449 del 2023: più di un lupo al giorno. Un dato già allarmante, ma probabilmente sottostimato, considerato che molti animali vengono occultati o muoiono in aree impervie. Veleno, lacci, trappole, armi da fuoco e investimenti volontari restano tra le principali cause.
Ancora più drammatica la situazione dell’orso bruno marsicano, sottospecie unica al mondo e ridotta a circa 50 esemplari. L’uccisione dell’orsa Amarena, avvenuta in Abruzzo due anni fa, ha avuto eco internazionale e ha colpito uno degli esemplari simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, compromettendo anche le possibilità di riproduzione di una popolazione già estremamente fragile.
Enpa ha sottolineato come, al di fuori delle ipotesi più gravi previste dall’articolo 544-bis del Codice penale, strumenti come l’articolo 727-bis risultino del tutto inadeguati a fronteggiare la portata dei crimini contro la fauna selvatica.
Il rischio di un recepimento incompleto
Secondo l’associazione, un recepimento parziale e non conforme alla Direttiva 2024/1203 avrebbe due conseguenze gravi: da un lato, invierebbe un segnale di sottovalutazione del patrimonio naturale italiano e della sua vulnerabilità con crescente interesse dei bracconieri; dall’altro, esporrebbe nuovamente il Paese a procedure di infrazione e a un possibile deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, con costi economici a carico dei cittadini.
Già nel 2017 un richiamo della Commissione europea aveva portato all’adozione di un Piano d’Azione contro gli illeciti in danno degli uccelli selvatici, rimasto in gran parte inattuato, fatta eccezione per il forte impegno delle forze dell’ordine, come dimostrano operazioni mirate condotte negli anni contro il bracconaggio.
“La situazione è emergenziale. Serve una svolta vera nella difesa del nostro patrimonio di natura e un pieno allineamento alle politiche europee”, ha concluso Procacci, ringraziando la Commissione Giustizia per l’attenzione e ribadendo la disponibilità di Enpa a contribuire a un rafforzamento efficace e coerente del quadro normativo.