Secondo i principali media israeliani, nella notte sarebbe stata bombardata a Qom la sede dell’Assemblea degli Esperti, l’organismo religioso incaricato di nominare la Guida Suprema della Repubblica islamica. Proprio in queste ore l’organo era chiamato a discutere la possibile successione di Ali Khamenei, figura chiave del sistema politico iraniano.

Non ci sono ancora conferme ufficiali da Teheran sull’entità dei danni né sul numero di eventuali vittime. Fonti locali parlano di forti esplosioni e di un massiccio dispiegamento delle forze di sicurezza nell’area. Qom, centro religioso tra i più importanti del Paese, rappresenta un simbolo politico e spirituale della leadership sciita iraniana: un eventuale attacco diretto all’Assemblea segnerebbe un salto di qualità nello scontro.

Gli Stati Uniti preparano un’escalation

Da Washington filtrano indiscrezioni su un «forte aumento» degli attacchi nelle prossime 24 ore. Secondo fonti dell’amministrazione americana, l’operazione congiunta con Israele punta a colpire infrastrutture strategiche e obiettivi militari legati ai Pasdaran.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato che «l’Iran vuole parlare, ma è troppo tardi», lasciando intendere che, almeno per ora, non ci sono margini per una trattativa. Parole che chiudono, almeno pubblicamente, alla possibilità di un cessate il fuoco immediato e che rischiano di irrigidire ulteriormente la posizione di Teheran.

Esplosioni a Doha e Manama, allerta nel Golfo

La crisi si allarga al Golfo. Nella notte sono state udite esplosioni a Doha e Manama. Secondo le prime informazioni, sarebbero falliti tentativi di colpire l’aeroporto internazionale di Hamad, in Qatar, uno degli scali più trafficati della regione. Le autorità locali hanno rafforzato le misure di sicurezza, mentre i voli hanno subito ritardi e deviazioni.

Anche in Bahrein l’allerta è massima. Le autorità non hanno fornito dettagli su eventuali danni, ma fonti diplomatiche parlano di un clima di forte preoccupazione per possibili ritorsioni o attacchi indiretti contro obiettivi sensibili e infrastrutture energetiche.

Il rischio di un conflitto regionale

L’eventuale conferma del bombardamento a Qom e l’estensione delle tensioni al Golfo alimentano il timore di un conflitto regionale su larga scala. L’Iran potrebbe reagire attraverso alleati e milizie nell’area, mentre Israele e Stati Uniti sembrano determinati a mantenere alta la pressione militare.

Le prossime ore saranno decisive per capire se prevarrà la logica dell’escalation o se, dietro le dichiarazioni pubbliche, si apriranno canali diplomatici riservati. Per ora, il Medio Oriente resta sospeso tra raid, allarmi e dichiarazioni che allontanano la prospettiva di un dialogo.