Neutralità turca nel conflitto. La Turchia resta formalmente neutrale nello scontro che vede opposti Stati Uniti e Israele da un lato e l’Iran dall’altro. La linea scelta dal presidente Recep Tayyip Erdogan è quella del non intervento, nonostante l’episodio che nelle ultime ore ha coinvolto direttamente lo spazio aereo turco.
Un missile balistico iraniano diretto verso la Turchia è stato intercettato dai sistemi di difesa aerea della Nato, provocando proteste ad Ankara ma senza modificare la posizione ufficiale del governo.
Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha contattato il collega iraniano Abbas Araghchi per chiedere chiarimenti sull’accaduto e per ribadire la necessità di evitare azioni che possano ampliare il teatro del conflitto. La principale preoccupazione della leadership turca resta infatti l’allargamento della guerra, con possibili ricadute sulla stabilità regionale, sull’economia e sui flussi migratori.
La linea diplomatica di Ankara
Prima dell’escalation militare, Ankara aveva tentato di svolgere un ruolo di mediazione tra le parti. La Turchia aveva promosso un vertice diplomatico a Istanbul per favorire la ripresa dei negoziati tra Washington e Teheran, poi trasferito in Oman.
L’iniziativa si inseriva nella strategia turca di contenere la crisi regionale più che in una reale convergenza politica con l’Iran, con cui persistono rivalità strategiche.
Dopo l’attacco statunitense e israeliano contro obiettivi iraniani del 28 febbraio, il governo turco ha confermato la propria linea prudente. Lo spazio aereo è stato chiuso a qualsiasi operazione militare, mentre è stato vietato l’utilizzo delle basi americane presenti sul territorio turco.
Le critiche ad Iran e Israele
Erdogan ha definito l’attacco contro Teheran una provocazione della lobby sionista, ma ha anche espresso profonda tristezza per la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, inviando condoglianze al popolo iraniano.
Alle parole di vicinanza sono però seguite critiche alle azioni militari di Teheran. Il governo turco ha espresso sostegno ai Paesi del Golfo colpiti da attacchi iraniani e ha giudicato illegittime le operazioni contro infrastrutture energetiche e obiettivi civili.
Anche Fidan ha parlato di una strategia totalmente sbagliata, pur riconoscendo a Teheran il diritto di colpire basi statunitensi nella regione.
La variabile curda che preoccupa Ankara
Se il missile intercettato non modifica la posizione turca, uno scenario diverso potrebbe aprirsi nel caso di un’alleanza tra gli Stati Uniti e milizie curde attive tra Iraq e Iran.
Ankara osserva con estrema attenzione i movimenti nell’area curda al confine orientale, considerata strategica per la sicurezza nazionale.
Secondo fonti diplomatiche, Washington e Israele avrebbero avviato contatti con gruppi curdi iraniani con l’obiettivo di aprire un fronte terrestre nel nord-ovest dell’Iran. Una prospettiva che inquieta la Turchia, da sempre contraria al rafforzamento di formazioni curde armate nella regione.
L’eventuale apertura di un nuovo fronte a pochi chilometri dal confine turco potrebbe spingere Ankara a rivedere la propria posizione di neutralità. Per il momento il governo di Erdogan mantiene una linea di equilibrio, ma gli sviluppi sul fronte curdo potrebbero trasformarsi nella variabile decisiva dell’intero conflitto.