di Paola Iandolo
Sono stati assolti a distanza di dieci anni dalle indagini. Si è chiuso il processo che prese il via nel 2016 dopo le denunce di Legambiente per la moria di pesci nel torrente Barra, con la sentenzadi assoluzione di primo grado per i sei imputati. Ad emetterla il giudice del Tribunale di Avellino Gianpiero Scarlato.Sono stati assolti dall’ accusa di inquinamento llll ambientale e frode nelle pubbliche forniture contestato alle società, intervenuta prescrizione per le accuse di danneggiamento, getto di cose pericolose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali, uccisione o danneggiamento di animali, scarichi di acque reflue industriali illecito senza autorizzazione, reati contro il paesaggio e gestione di rifiuti non autorizzata.
Il processo si è chiuso per Gaetano De Feo, all’epoca dei fatti sindaco del comune di Serino, Antonio Grimaldi Gaspare responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Serino, Alfonso Moscariello responsabile dell’Ufficio Lavori Pubblici del Comune di Serino, Rosario Amalfi legale rappresentante della società Impec Costruzioni S.p.a., Francesco Casertano legale rappresentante della Cogei S.r.l. e Angelo Marra legale rappresentante della società Ecobuilding S.r.l. Prescrizione per il capo di accusa di attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Andrea Castaldo, Alberico Villani, Nello Pizza, Pasquale Coppola. La parte civile, Legambiente Campania Onlus è rappresentata dall’avvocato Alberico Galluccio.
Dalle indagini dei Carabinieri era emersa la circostanza che a vario titolo i sei imputati non provvedendo all’adeguata gestione dell’impianto di depurazione comunale di Serino, alla località Pescarole. In assenza di autorizzazione, avrebbero determinato lo scarico di acque reflue fognarie nel torrente Barra, violando i parametri previsti dal decreto legislativo 152/2006 con riferimento alle seguenti sostanze: azoto ammoniacale, azoto nitrico, azoto nitroso, solidi sospesi totali, tensioattivi totali, Cod, Bod5, ed Escherichia Coli, in tal modo danneggiavano gravemente le acque del torrente Barra dal punto di vista chimico e biologico, immettendo le sostante contaminanti.