Navi “cieche” nel Golfo. L’allargarsi del conflitto in Medio Oriente sta producendo effetti pesanti anche sulla navigazione commerciale nel Golfo Persico e nel Golfo di Oman, dove circa mille navi risultano colpite da interferenze ai sistemi di posizionamento satellitare.
Cargo, petroliere e altre imbarcazioni segnalano difficoltà nel determinare con precisione la propria posizione. Secondo gli esperti, il problema riguarderebbe circa la metà delle navi presenti nell’area, con episodi concentrati soprattutto al largo degli Emirati Arabi Uniti e dell’Oman.
Il fenomeno è legato al disturbo intenzionale dei segnali satellitari, noto come jamming, che si sarebbe intensificato dall’inizio delle operazioni militari tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Il paradosso tecnologico dei sistemi di bordo
L’episodio mette in luce un paradosso tecnologico nel settore marittimo. Molte grandi navi utilizzano sistemi GPS meno avanzati rispetto a quelli presenti negli smartphone di ultima generazione.
I telefoni moderni possono ricevere segnali da più costellazioni di navigazione satellitare, tra cui il sistema statunitense GPS, il sistema europeo Galileo, il russo Glonass e il cinese BeiDou, spesso utilizzando anche più bande di frequenza.
Molti sistemi installati sulle navi, invece, continuano a utilizzare soltanto il segnale civile GPS statunitense L1 C/A, introdotto negli anni Novanta. Quando questo segnale viene disturbato, l’imbarcazione può perdere rapidamente la capacità di calcolare la propria posizione con precisione.
Jamming e spoofing, le tecniche che confondono le navi
Il disturbo non riguarda solo la localizzazione. Il segnale satellitare è utilizzato anche da numerosi strumenti di bordo, tra cui radar, sistemi di rilevamento della velocità e orologi di navigazione.
Gli specialisti distinguono tra jamming e spoofing. Il jamming consiste nel coprire il segnale satellitare con un’emissione radio più potente sulla stessa frequenza, rendendolo inutilizzabile. Lo spoofing è una tecnica più sofisticata e potenzialmente più pericolosa, perché altera i dati trasmessi dal sistema di identificazione automatica delle navi, l’AIS.
In questi casi una nave può apparire in una posizione completamente falsa, persino sulla terraferma in Iran o negli Emirati Arabi Uniti, rendendo inaffidabili le informazioni condivise con altre imbarcazioni e con le autorità marittime.
Il rischio nello Stretto di Hormuz
Le conseguenze sono particolarmente rilevanti nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del mondo per il traffico petrolifero.
Secondo gli analisti, i sistemi di disturbo dei segnali satellitari vengono utilizzati sia in chiave offensiva sia difensiva. Alcuni Paesi del Golfo potrebbero aver orientato i propri apparati verso la costa per ostacolare droni guidati via satellite, come gli Shahed iraniani, accettando però l’effetto collaterale di disturbare traffico marittimo, aereo e servizi civili.
Per gli equipaggi significa spesso tornare a metodi di navigazione tradizionali, affidandosi a radar e punti di riferimento visivi. Tuttavia, per navi sempre più automatizzate e dipendenti dall’elettronica di bordo, navigare senza GPS affidabile resta oggi una prospettiva complessa.