Benevento

Contro l'omobilesbotransfobia e contro tutte le forme di violenza sessista, maschilista, economica, sanitaria e istituzionale. Questo al centro del corteo che ha sfilato ieri a Benevento dalla zona dello stadio fin davanti alla Prefetture. Manifestazione organizzata da un invito lanciato da “Non una di meno” per l'autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli, condanna l'economia di guerra fondata sui valori del sistema strutturale di violenza patriarcale e coloniale.

Ed anche Benevento, rispondendo alla chiamata nazionale, si è mobilitata in un corteo transfemminista, che è stato il risultato di un percorso pubblico e orizzontale lanciato da Officina Transfemminista, un collettivo nato da ormai qualche mese e che tiene insieme diverse esperienze della provincia del beneventano.
“Officina – spiega Andre Serino - vuole essere uno spazio misto che, mettendo in comune strumenti e saperi, si interroga su nuovi modi di fare relazione, per decostruire l'oppressione patriarcale, e creare nuovi spazi di lotta transfemminista. Vuole essere anche un presidio di osservazione e di inchiesta nelle scuole e nelle università, nei luoghi di lavoro, nei tribunali, negli ospedali e nei consultori, nelle piazze, negli spazi di aggregazione.
La violenza patriarcale – rimarca - non è un'emergenza ma un fenomeno strutturale”.

Officina Transfemminista chiede “di introdurre l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole per preparare il terreno a una cultura del consenso, ma il governo risponde con proposte come il DDL Bongiorno, che intervenendo sulla definizione di violenza sessuale, elimina il concetto di consenso e lo sostituisce con quello del dissenso, spostando la responsabilità su chi denuncia e agendo, ancora una volta, una dinamica istituzionale di vittimizzazione secondaria”.
Ed ancora: “Alla richiesta del rafforzamento di percorsi sanitari sicuri che supportino i processi di affermazione di genere, il governo suggerisce misure di controllo che col pretesto di normare l'utilizzo dei farmaci, regolamentano una profilazione e una schedatura di persone trans minorenni.
Alla richiesta di misure politiche concrete che prevengano le manifestazioni quotidiane e strutturali di violenza di genere e omotransfobia, il governo risponde con l'introduzione del reato di femminicidio nel codice penale e l'inasprimento delle pene, trattando ancora una volta, un fenomeno sistemico, come un caso emergenziale”.