Un capolavoro di Caravaggio entra nelle collezioni pubbliche. Lo Stato italiano ha formalizzato l’acquisizione del “Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini”, dipinto attribuito a Michelangelo Merisi detto Caravaggio, per la cifra di 30 milioni di euro. L’opera entrerà nelle collezioni delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma e sarà esposta stabilmente nelle sale di Palazzo Barberini. Il dipinto raffigura Maffeo Barberini, nato nel 1568 e destinato a diventare papa Urbano VIII, quando aveva circa trent’anni. L’immagine lo mostra seduto mentre stringe una lettera nella mano sinistra, con la destra protesa verso l’osservatore in un gesto diretto che accentua la presenza psicologica del personaggio. L’atto di acquisizione è stato firmato presso il Ministero della Cultura alla presenza del ministro Alessandro Giuli, del direttore generale Musei Massimo Osanna, del direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica Thomas Clement Salomon e del notaio Luca Amato.

La trattativa e l’esposizione al pubblico

L’acquisto arriva dopo oltre un anno di trattative con i proprietari privati. Durante questa fase, grazie a un accordo tra le parti, l’opera è stata esposta temporaneamente nelle sale di Palazzo Barberini a partire dal novembre 2024. Il dipinto è rimasto visibile fino alla conclusione della grande mostra “Caravaggio 2025”, che ha registrato oltre 450mila visitatori e ha permesso alla comunità scientifica e al pubblico di esaminarlo da vicino. Secondo il ministro Alessandro Giuli, l’acquisizione rappresenta “uno straordinario risultato che restituisce alla piena fruizione del pubblico e degli studiosi un capolavoro attribuito al maestro da Roberto Longhi”.

Un’opera rarissima nella produzione del Merisi

Nel corpus delle opere attribuite con certezza a Caravaggio, circa sessantacinque dipinti conservati nel mondo, i ritratti rappresentano una tipologia estremamente rara. Gli studiosi ne riconoscono con sicurezza soltanto tre. Il “Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini” fu reso noto nel 1963 da Roberto Longhi, che in un celebre saggio pubblicato sulla rivista Paragone lo indicò come uno dei momenti fondativi della ritrattistica moderna. Secondo lo storico dell’arte, il dipinto mostra la capacità del Merisi di rappresentare la presenza viva del personaggio senza ricorrere agli elementi retorici della ritrattistica tradizionale, introducendo una nuova intensità psicologica.

Il dialogo con gli altri Caravaggio di Palazzo Barberini

L’ingresso dell’opera assume un valore particolare anche per le Gallerie Nazionali di Arte Antica. A Palazzo Barberini il dipinto potrà dialogare con le altre opere di Caravaggio e con una delle più importanti collezioni di pittura caravaggesca. In particolare con “Giuditta che decapita Oloferne”, capolavoro acquistato dallo Stato italiano nel 1971. Quell’acquisizione segnò un momento decisivo nella riscoperta moderna del pittore. A oltre cinquant’anni di distanza, l’arrivo del “Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini” rappresenta uno degli investimenti più significativi compiuti dallo Stato per l’acquisto di un’opera d’arte e rafforza il patrimonio pubblico e il sistema museale nazionale.