Al Maschio Angioino l’abbraccio della città è lungo, caldo, quasi teatrale. Napoli celebra Sal Da Vinci, fresco vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo, e lo fa con uno dei suoi riti civili più solenni: la consegna della medaglia della città. Una cerimonia carica di orgoglio e di emozione, che arriva dopo settimane di entusiasmo popolare e che suggella il legame tra l’artista e la sua città.
“Sorprendente, ringrazio tutti, è fantastico. Una bellissima attenzione ricevuta e poi cantare al Maradona: vedermi fare il giro del campo è stato meraviglioso”.
Così Sal Da Vinci racconta il momento che sta vivendo, travolto dall’affetto dei napoletani dopo il trionfo sanremese. Una vittoria che, nelle sue parole, non è solo personale ma collettiva: un successo che porta con sé il nome e l’immagine di Napoli.
L’artista ha voluto sottolineare proprio questo aspetto, ricordando come sul palco dell’Ariston, insieme ad altri artisti partenopei, abbia contribuito a dare lustro a Napoli e alla sua tradizione musicale. Ma accanto alla festa non sono mancate, nei giorni scorsi, polemiche e interpretazioni politiche che hanno accompagnato il successo della sua canzone.
Su questo punto Da Vinci sceglie la linea della calma e del distacco.
“Ho ascoltato tante polemiche e cose dette – spiega – ma il mio invito ai miei fan, e a tutti noi, è di non cedere alle provocazioni: non servono a niente. Le polemiche passano, la musica resta”.
Il riferimento è anche alle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane su un presunto utilizzo della sua canzone “Per sempre sì” come colonna sonora per la campagna referendaria sulla giustizia. Un’ipotesi che il cantante ridimensiona con decisione, raccontando l’incontro con la presidente del Consiglio.
“La premier **Giorgia Meloni? Non mi ha chiesto di usare la canzone per il referendum. Sono parole che volano nel web e diventano gigantesche. Mi ha fatto i complimenti, ma per trenta secondi: giustamente aveva miliardi di cose a cui pensare, più importanti di me e della mia canzone”.
Un chiarimento che serve anche a riportare la discussione sul terreno artistico.
“Naturalmente – ha aggiunto il cantante – se quella canzone vuole essere usata per spot, chiunque deve rivolgersi alla casa discografica. Le canzoni sono il riassunto di possibilità: io ho scritto una canzone, insieme a un gruppo di lavoro straordinario, che parla d’amore. Poi le canzoni diventano di tutti”.
Nel corso dell’incontro, però, non c’è stato spazio solo per la celebrazione. Il pensiero di Da Vinci è andato anche a una vicenda che ha profondamente colpito la città: la morte del piccolo Domenico, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore all’Ospedale Monaldi.
“Ho sentito un minuto e mezzo fa, prima di scendere dal van, Patrizia e naturalmente suo marito – racconta il cantante – e ho umilmente chiesto loro di svuotare questa rabbia. È fondamentale, anche perché ci sono due bambini da sostenere”.
Parole pronunciate con evidente commozione.
“È un dolore di tutta la famiglia, ma anche di tutta la comunità e di tutti i genitori del mondo – aggiunge – perché Domenico è il nostro figlio. Non è solo il figlio di Patrizia: è il nostro figlio”.
Un sentimento che lo ha portato anche a una scelta simbolica nei giorni scorsi: rinviare i festeggiamenti per la vittoria a Sanremo proprio per rispetto e vicinanza alla famiglia del bambino.
“Nel mio piccolo – conclude Da Vinci – se hanno bisogno anche solo di una parola di conforto, io ci sono. Sono qui. È doveroso”.
A consegnargli la targa è stato il sindaco Gaetano Manfredi, che ha colto l’occasione per ribadire la volontà di separare la dimensione artistica da quella delle polemiche politiche.
“C’è libertà di espressione, per cui ognuno dice e pensa quello che vuole – osserva Manfredi – ma dobbiamo tenere separata quella che è una canzone, perché come diceva Edoardo Bennato, ‘sono solo canzonette’, da quelle che sono interpretazioni politiche e sociali che lasciano il tempo che trovano”.
Il riferimento è proprio alle discussioni nate intorno alla possibilità che “Per sempre sì” possa essere utilizzata come colonna sonora della campagna referendaria. Un’ipotesi che, per il primo cittadino, non deve oscurare il significato artistico del brano e il valore del riconoscimento conferito oggi.
“Pensiamo alla musica – conclude Manfredi – e al messaggio positivo che Sal lancia. Parlare d’amore significa anche parlare di qualcosa di positivo in un momento così complesso e difficile come quello che stiamo vivendo”.