La Campania si conferma tra le regioni italiane con il livello di inglese più basso. L’EF English Proficiency Index 2025 colloca la regione al quartultimo posto nazionale, con un punteggio di 499, davanti soltanto a Puglia, Sardegna e Calabria.
Il dato si inserisce in un quadro nazionale già complesso: l’Italia occupa la 59ª posizione globale su 123 Paesi, con competenze linguistiche classificate a livello medio e una performance particolarmente debole nella produzione orale.
L’indice, basato sui risultati di milioni di test EF SET, è oggi uno dei principali indicatori utilizzati da scuole, università e aziende per valutare la preparazione linguistica e il suo impatto su competitività e mobilità internazionale.
Il divario è evidente nelle città campane
Il confronto urbano evidenzia con maggiore precisione la distanza rispetto ai principali centri del Nord. Nella classifica italiana guidata da Bergamo con 575 punti, le città campane si collocano stabilmente nella parte bassa della graduatoria.
• Napoli: 528 punti
• Caserta: 496 punti
• Salerno: 481 punti
Il dato di Napoli risulta inferiore rispetto a numerose città universitarie del Centro-Nord, mentre Caserta e Salerno si collocano tra le ultime posizioni rilevate a livello nazionale.
Questo scarto territoriale suggerisce che la criticità non riguarda soltanto la scuola, ma l’esposizione quotidiana alla lingua e la presenza di contesti in cui l’inglese viene utilizzato con continuità.
Una competenza che incide direttamente sull’economia locale
Per la Campania la questione linguistica ha una dimensione concreta. Turismo internazionale, servizi avanzati, mobilità universitaria e lavoro digitale richiedono competenze comunicative sempre più solide.
In un territorio con tassi di disoccupazione significativamente superiori alla media nazionale e forte dipendenza dal settore turistico e dei servizi, la capacità di comunicare in inglese rappresenta un fattore competitivo rilevante per l’occupabilità dei giovani e per l’attrattività del territorio.
Il report EF EPI indica inoltre che la principale criticità italiana resta lo speaking. La comprensione scritta è mediamente adeguata, mentre la produzione orale mostra i punteggi più bassi, confermando una preparazione spesso teorica ma poco utilizzabile in contesti reali.
Perché cresce l’interesse verso esperienze accademiche all’estero
In questo scenario molti studenti del Sud Italia stanno cercando soluzioni formative che permettano di trasformare la conoscenza scolastica in competenza comunicativa.
Malta emerge come una delle destinazioni più accessibili per ragioni geografiche, economiche e accademiche. L’inglese è lingua ufficiale, l’ambiente è internazionale e la dimensione contenuta dell’isola favorisce l’utilizzo quotidiano della lingua anche al di fuori delle lezioni.
Sempre più studenti campani valutano l’iscrizione a una scuola di inglese a Malta, scelta che consente di combinare formazione strutturata e immersione linguistica, elemento che la ricerca didattica individua come determinante per lo sviluppo dello speaking.
Programmi di questo tipo sono proposti da diverse organizzazioni educative internazionali, tra cui EF Education First, che organizzano percorsi accademici rivolti a studenti delle scuole superiori e universitari.
La voce degli studenti
A confermare questa tendenza è anche l’esperienza diretta dei ragazzi. Diana, 16 anni, di Napoli, partirà a giugno per un soggiorno studio a Malta.
«Ciao, mi chiamo Diana e sono una ragazza di Napoli. A giugno andrò a Malta, in questo college fantastico che affaccia di fronte al mare. Sinceramente spero di migliorare molto con l’inglese, già lo parlo ma non sono molto brava con il reading e secondo me conosco pochi vocaboli. Sicuramente ho un sacco di buone aspettative per questo viaggio, anche molte paure sinceramente, ma sono contentissima, sicura che mi divertirò e sarà bellissimo».
Alla luce dei dati EF EPI, per molti studenti campani la sfida non è imparare l’inglese da zero, ma trovare contesti accademici in cui utilizzarlo con continuità. In questo senso, l’esperienza all’estero si configura sempre più come una risposta concreta al divario linguistico e come leva per ampliare opportunità formative e professionali.