Benevento

Ieri sera la pubblicazione su Ottopagine dell'intervento del giudice Flavio Cusani, immediata la risposta dell'avvocato Nico Salomone, presidente della Camera penale di Benevento. Il tema, manco a dirlo, è il prossimo referendum sulla separazione dlele carriere dei magistrati.

 

Caro Dottore, dovrebbe riflettere. Per molte ragioni. Innanzitutto, parla senza conoscere evidentemente la storia di noi avvocati penalisti italiani, che da anni “lottiamo” per la separazione delle carriere e facciamo lo stesso ogni giorno al fianco dei cittadini per la tutela dei loro diritti, non solo nelle aule dei tribunali.

Ebbene, noi staremmo dalla parte dei potenti e della casta…?!? La magistratura associata, oggi, rischia di apparire - a detta degli stessi magistrati che votano si, e non solo - una vera e propria lobby (in senso tecnico, nessuno si offenda), anche a prescindere dai fatti recenti dell’hotel Champagne, un centro di potere che “occupa” il CSM al di là di ogni principio meritocratico. Qualcosa che supera i limiti del pur legittimo dibattito politico democratico interno tra le correnti e che può concretamente incidere in modo negativo sull’esercizio stesso della giurisdizione; qualcosa che gli stessi magistrati hanno ritenuto controproducente, al punto da mettere al voto la formula del sorteggio (vedi referendum interno all’ANM del 2022).

E mi spiace doverglielo ricordare, siamo Avvocati, non solo “gente laureata in giurisprudenza”, difendiamo la Costituzione e vogliamo che finalmente si realizzi ciò che auspicava - come sa - uno dei padri costituenti, Medaglia d’argento della Resistenza, il socialista, Giuliano Vassalli (con toni ben più perentori…). Vogliamo che si realizzi il giusto processo come vuole proprio l’art. 111 della Carta costituzionale e, dunque, la terzietà del giudice, più forte, autonomo, indipendente e imparziale. Il Pubblico Ministero “entra” in Costituzione, irrobustisce la propria indipendenza e mantiene intatte le sue prerogative, tutte quelle che ha oggi, nel rispetto della Legge.

I cittadini, per una scelta consapevole, hanno bisogno di verità e lealtà (ne hanno diritto e le meritano!): basta fornire immagini strumentalmente distorte della riforma e aprire squarci “apocalittici” del tutto infondati.

Come avvocati, abbiamo senza tregua avversato i provvedimenti legislativi che ritenevamo liberticidi e illiberali, sempre, senza alcuna distinzione di colore politico (anche insieme alla magistratura). Ma questa riforma non c’entra nulla con i potenti e con la casta, è una riforma di civiltà giuridica che completa il processo accusatorio e pone un argine serio alla degenerazione delle correnti giudiziarie politicizzate. La giustizia disciplinare necessita di autonomia e imparzialità, di essere sganciata da chi governa le carriere dei magistrati, affinché contribuisca a restituire credibilità al sistema.

E a proposito di moniti, il Presidente della Repubblica ha più volte sottolineato e censurato le storture di un sistema di governo autonomo e alta amministrazione (quello del CSM) che negli anni si è perso nei mille rivoli del correntismo esasperato e anti-meritocratico.

Anche per queste ragioni, molti magistrati, pubblicamente - e moltissimi altri, privatamente - sostengono con noi avvocati questa riforma, in un cammino comune che è il segno di una ‘ritrovata condivisione’ tra giuristi verso una democrazia più consapevole e moderna, più attenta agli interessi dei cittadini e meno “schiava” dei privilegi consolidati di pochi.

Confrontiamoci, potremo così farle intendere, nel merito dei contenuti, la bontà delle Nostre ragioni e la forza del Nostro sogno liberale di Giustizia, che grazie al Sì a questa riforma finalmente potrà farsi strada nella realtà del Nostro Paese.