Il naufragio davanti a Lampedusa. Un bambino di circa due o tre anni risulta disperso dopo il naufragio di un barchino di migranti avvenuto nelle acque davanti a Lampedusa. L’imbarcazione, lunga circa nove metri, era partita nella tarda serata di venerdì da Sfax, in Tunisia, con a bordo decine di persone dirette verso le coste italiane.
Quando i militari della motovedetta Cp327 della Guardia costiera hanno individuato il natante, la situazione era già critica. Il piccolo barchino, una vecchia “carretta” di ferro, aveva iniziato da tempo a imbarcare acqua e al momento dell’avvistamento risultava ormai parzialmente inabissato.
Durante le operazioni di soccorso tutti i migranti sono finiti in mare. I militari della Guardia costiera italiana sono riusciti a recuperare e salvare i naufraghi, ma per il bambino non c’è stato nulla da fare.
Il racconto della madre
Secondo quanto ricostruito dai superstiti, il piccolo sarebbe caduto dalle braccia della madre proprio nel momento in cui la donna è finita in acqua durante il naufragio. Da quel momento del bambino si sono perse le tracce. Le ricerche in mare non hanno finora dato esito e il minore risulta ufficialmente disperso.
Chi erano i migranti a bordo
Sul barchino viaggiavano persone provenienti da diversi Paesi dell’Africa occidentale: Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Guinea e Sierra Leone. I superstiti sono stati trasferiti all’hotspot di Lampedusa, dove sono in corso le audizioni da parte delle autorità italiane per ricostruire con precisione la dinamica del naufragio e le condizioni del viaggio. Alcuni migranti ivoriani hanno raccontato agli operatori di aver pagato circa 300 euro per la traversata e di voler restare in Italia.
Le indagini e la ricostruzione del viaggio
Le testimonianze raccolte nell’hotspot sono ora al vaglio delle autorità italiane. L’obiettivo è ricostruire le responsabilità del viaggio e individuare eventuali scafisti o organizzatori della traversata. Il tratto di mare tra Sfax e Lampedusa resta una delle rotte più utilizzate dai trafficanti per le partenze verso l’Europa, spesso su imbarcazioni precarie e sovraccariche che mettono a rischio la vita dei migranti.