L’allarme sui progetti del Pnrr. Un conflitto prolungato in Iran potrebbe avere ripercussioni anche sui cantieri del Pnrr in Italia. A lanciare l’avvertimento è il ministro per gli Affari europei e il Piano nazionale di ripresa e resilienza, Tommaso Foti, in un’intervista al quotidiano La Stampa. Il ministro invita a evitare allarmismi ma sottolinea che un’escalation militare nella regione potrebbe avere effetti economici indiretti. In particolare, se la rotta commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiusa per lungo tempo, il costo delle materie prime potrebbe aumentare nel medio periodo. Secondo Foti, questa dinamica potrebbe creare difficoltà anche per i lavori finanziati dal Pnrr, soprattutto nei cantieri legati alle infrastrutture.

Il nodo dei materiali edili

Il rischio principale riguarda l’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione. Il ministro spiega che l’impatto per l’Italia sarebbe indiretto, poiché molti materiali non vengono acquistati direttamente dalla regione del Golfo Persico. Paesi come India e Bangladesh dipendono invece in misura maggiore dalle rotte commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz. In caso di blocco o rallentamenti, questi Stati sarebbero costretti a rivolgersi ad altri fornitori. Tra le alternative ci sarebbero mercati come Egitto e Turchia, che operano però negli stessi circuiti commerciali dell’Italia. Questo potrebbe provocare una maggiore competizione e una possibile carenza di alcuni materiali, come la calce e altri prodotti utilizzati nell’edilizia. Se questa dinamica dovesse prolungarsi nel tempo, ha avvertito Foti, potrebbero emergere problemi anche per l’avanzamento dei progetti del Pnrr.

Lo stato di avanzamento del piano

Il ministro ha comunque sottolineato che l’Italia non chiede una proroga delle scadenze previste per il piano europeo. Secondo i dati forniti dal governo, su 625 mila progetti finanziati dal Pnrr, circa 500 mila risultano già conclusi, mentre 11.400 sono in fase di completamento e circa 100 mila ancora in esecuzione. I lavori legati al piano hanno una scadenza teorica fissata al 30 giugno, con la rendicontazione prevista entro il 31 agosto. Eventuali decisioni su possibili modifiche ai tempi spetterebbero comunque alla Commissione europea, alla luce della situazione internazionale.

Il tema del gas russo

Nell’intervista Foti ha anche commentato la proposta avanzata dalla Lega di tornare ad acquistare gas dalla Russia. Secondo il ministro, una decisione di questo tipo non può essere presa da un singolo Paese ma dovrebbe essere valutata a livello dell’Unione europea. Una scelta del genere, ha aggiunto, avrebbe inevitabilmente conseguenze anche sul conflitto in Ucraina, ribadendo che il sostegno italiano a Kiev resta fermo.