Napoli

Il piazzale dell’ospedale Monaldi si trasforma nel teatro di uno scontro che va oltre la cronaca giudiziaria. Da una parte, cento famiglie unite dal "miracolo" di una vita salvata; dall’altra, l’ombra di un’indagine per omicidio colposo e il silenzio dignitoso di una madre che ha perso il proprio figlio.

La mobilitazione: "Oppido non si tocca"

Nella mattinata di oggi, 15 marzo, circa cento genitori di bambini affetti da gravi cardiopatie hanno dato vita a un sit-in spontaneo. Indossando magliette bianche con cuori rossi e sollevando le foto dei propri figli – Gaia, Gabriele, Michele, Karol, Gioia – hanno voluto testimoniare la fiducia incrollabile nei confronti di Guido Oppido, il primario di cardiochirurgia pediatrica attualmente indagato, insieme a sei colleghi, per la morte del piccolo Domenico Caliendo.

Domenico, appena due anni e quattro mesi, è deceduto il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025. Per i manifestanti, tuttavia, la magistratura deve fare il suo corso senza che questo si trasformi in una "gogna mediatica" capace di paralizzare un reparto d'eccellenza. "Il professore Oppido ha ridato luce e speranza alle nostre vite," dichiara Cinzia, portavoce delle mamme, che ha seguito il chirurgo da Bologna a Napoli. "Chiediamo verità per Domenico, ma non dimentichiamo che ci sono altri bambini che hanno bisogno di cure."

La replica del legale: "Un’offesa al cordoglio"

La risposta della famiglia Caliendo non si è fatta attendere ed è arrivata con la durezza della cronaca giudiziaria più pura. L’avvocato Francesco Petruzzi, legale di Patrizia (madre di Domenico), ha definito il sit-in una "pagliacciata" che stride con la compostezza mostrata finora dalla famiglia della vittima. L'inchiesta punta a chiarire se vi siano state negligenze nelle fasi cruciali del trapianto e del post-operatorio. Petruzzi solleva un dubbio tecnico che pesa come un macigno sul futuro dell'inchiesta: "Essere un ottimo cardiochirurgo non vuol dire non essere un pessimo trapiantologo, purtroppo."

Cronaca di un’inchiesta complessa

Il fascicolo della Procura di Napoli cerca di fare luce su quei due mesi intercorsi tra l'intervento e il decesso. Il cuore del problema non è solo la perizia tecnica del chirurgo, ma la gestione di un protocollo di trapianto che, nel caso di Domenico, è fallito. Mentre il reparto vive una fase di criticità assistenziale e la direzione sanitaria monitora l'operato dell'équipe sospesa, il fronte dei genitori "salvati" teme lo smantellamento di un presidio unico nel Sud Italia.