Raid su Teheran e altre città iraniane. Nuova escalation militare nella guerra tra Israele e Iran. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno annunciato l’avvio di una nuova ondata di attacchi “su vasta scala” contro infrastrutture militari iraniane. Secondo quanto comunicato dall’esercito israeliano, i bombardamenti hanno colpito obiettivi a Teheran, Shiraz e Tabriz, nel tentativo di indebolire la capacità militare della Repubblica islamica. Nella capitale iraniana sono state udite diverse esplosioni durante la mattinata. Le autorità di Teheran hanno ribadito che il Paese continuerà a difendere la propria sovranità. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che l’Iran resta “fermo e risoluto nella difesa della propria integrità territoriale”.
Trump: “Stiamo parlando, ma Teheran non è pronta”
Sul piano diplomatico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato l’esistenza di contatti con l’Iran, ma ha chiarito che un’intesa appare ancora lontana. “Stiamo parlando, ma l’Iran non è pronto per un accordo”, ha dichiarato. Secondo il direttore del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca, Kevin Hassett, l’operazione militare statunitense contro l’Iran sarebbe costata finora circa 12 miliardi di dollari. Le prime stime del Pentagono, presentate al Congresso, indicavano una spesa di 11,3 miliardi nella sola prima settimana di guerra. Il presidente americano ha anche chiesto un maggiore coinvolgimento internazionale nella crisi energetica, sostenendo che Cina e alleati della Nato dovrebbero contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio.
La guerra si estende al Libano
Il conflitto continua a coinvolgere anche il Libano, dove l’esercito israeliano ha annunciato operazioni mirate nel sud del Paese contro Hezbollah. Il movimento sciita ha diffuso un video che mostrerebbe un attacco con razzo anticarro contro un carro armato israeliano Merkava vicino alla località di Markaba, al confine. Secondo la Croce Rossa libanese, gli sfollati nel Paese sono circa 900 mila a due settimane dall’inizio dell’escalation. Molte persone restano ancora senza alloggio stabile, mentre cresce la pressione umanitaria nelle regioni meridionali. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha definito “una vergogna” la situazione nel Paese dei Cedri, denunciando violazioni della sovranità e del diritto umanitario.
Energia e mercati sotto pressione
La crisi militare ha avuto ripercussioni immediate sui mercati energetici. Il prezzo del petrolio Brent è salito sopra i 104 dollari al barile, mentre l’Iran mantiene di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, una delle rotte petrolifere più importanti del mondo. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato che Regno Unito e alleati stanno lavorando a un piano internazionale per ripristinare la libertà di navigazione nello stretto e ridurre l’impatto economico della crisi. Londra, ha aggiunto, intende difendere i propri interessi ma non entrare “in una guerra a vasto raggio”. Nel frattempo un attacco con drone ha provocato un incendio in un’area petrolifera a Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, mentre un altro drone avrebbe causato un rogo nell’area dell’aeroporto di Dubai.