L’escalation tra Iran e Israele segna un nuovo salto di intensità. Nella notte missili sono stati lanciati verso il nord di Israele, mentre l’Idf ha rivendicato nuovi raid contro obiettivi militari a Teheran e contro strutture legate a Hezbollah a Beirut. Il conflitto, iniziato con l’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro infrastrutture iraniane, si sta rapidamente trasformando in uno scontro regionale.
Raid su Teheran, colpita la leadership iraniana
Secondo fonti israeliane, uno degli attacchi avrebbe preso di mira Ali Larijani, figura di primo piano della politica iraniana ed ex presidente del Parlamento, da anni coinvolto nei dossier strategici della Repubblica islamica. Tel Aviv sostiene inoltre di aver ucciso Gholamreza Soleimani, comandante dei Basij, la milizia paramilitare legata ai Pasdaran. Da Teheran non sono arrivate conferme ufficiali sulla morte del dirigente militare né sulle condizioni di Larijani, mentre la televisione di Stato parla di attacchi diretti contro figure chiave dell’apparato iraniano.
Missili dal Libano e risposta israeliana
Nelle stesse ore diverse città del nord di Israele sono state raggiunte da razzi provenienti dal Libano, attribuiti a milizie vicine a Hezbollah. I sistemi di difesa israeliani hanno intercettato parte dei missili, ma l’allarme è scattato in numerosi centri abitati della Galilea. L’Idf ha reagito colpendo depositi di armi e postazioni militari nei sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte del movimento sciita sostenuto dall’Iran.
Il conflitto si estende al Golfo
La crisi ha ormai superato i confini dei Paesi direttamente coinvolti. Esplosioni e allarmi sono stati segnalati a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e a Doha, in Qatar, dove alcune infrastrutture sensibili sarebbero state prese di mira. L’area del Golfo Persico è diventata uno dei fronti più delicati della crisi, con ripercussioni immediate sul traffico aereo e sulle rotte energetiche. In Iraq, nei pressi dell’ambasciata americana a Baghdad, sono stati segnalati nuovi lanci di razzi.
Il nodo dello stretto di Hormuz divide gli alleati
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto agli alleati di contribuire militarmente alla sicurezza dello stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio. La richiesta però ha trovato resistenze. Regno Unito e Germania hanno confermato il loro rifiuto a un coinvolgimento diretto, mentre anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso contrarietà a un’operazione militare nella zona. L’Unione europea continua a sostenere la necessità di una soluzione diplomatica.
L’allarme dell’Onu sulla Cisgiordania
Parallelamente alla guerra con Teheran, le Nazioni Unite hanno lanciato un duro avvertimento sulla situazione in Cisgiordania. L’ufficio dell’Onu per i diritti umani parla di una situazione “senza precedenti”, denunciando sfollamenti forzati e un rischio crescente di pulizia etnica nei territori palestinesi. L’organizzazione ha chiesto a Israele di fermare immediatamente operazioni e insediamenti che stanno aggravando la pressione sulla popolazione civile.