Il caso dell’incontro tra il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli e l’ambasciatore russo a Roma, Alexey Paramonov, scuote gli equilibri della maggioranza e mette in imbarazzo Palazzo Chigi. L’appuntamento, avvenuto a febbraio, non era stato concordato ai livelli più alti del governo e sarebbe emerso solo pochi giorni prima, quando il ministro degli Esteri Antonio Tajani ne è venuto a conoscenza da fonti diverse dal diretto interessato.

Un incontro scoperto in ritardo a Palazzo Chigi

Tra il 9 e il 10 febbraio Tajani apprende che il suo viceministro sta per incontrare l’ambasciatore russo nella capitale. Non informato direttamente da Cirielli, il capo della diplomazia italiana decide di avvisare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che fino a quel momento non era a conoscenza della vicenda.

La premier, secondo fonti di governo, non avrebbe reagito positivamente alla notizia e avrebbe avuto un confronto diretto con l’esponente di Fratelli d’Italia, chiedendo chiarimenti su un’iniziativa diplomatica avviata senza un coordinamento preventivo con i vertici dell’esecutivo.

All’incontro tra Cirielli e Paramonov avrebbe preso parte anche un alto dirigente della Farnesina, proprio per garantire che il colloquio avvenisse all’interno di un quadro istituzionale controllato.

Il Quirinale all’oscuro della vicenda

La questione ha assunto un peso politico ancora maggiore quando è emerso che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non era stato informato dell’appuntamento. Dal Quirinale, secondo quanto ricostruito, il capo dello Stato sarebbe venuto a conoscenza dell’incontro solo successivamente.

Il contesto diplomatico rende il caso particolarmente delicato. I rapporti tra Italia e Russia sono ai minimi da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina, e la linea del governo guidato da Meloni è stata fin dall’inizio chiaramente schierata a sostegno di Kiev.

Negli ultimi mesi, inoltre, la tensione tra Roma e Mosca è stata alimentata da diversi episodi diplomatici, tra cui la convocazione dello stesso Paramonov alla Farnesina nel luglio scorso per dichiarazioni ritenute ostili nei confronti delle autorità italiane.

Il silenzio di Fratelli d’Italia e la difesa solitaria di Cirielli

Dopo la pubblicazione della notizia, il caso è tornato al centro del dibattito politico. Il viceministro Cirielli ha dovuto difendersi pubblicamente nel corso della giornata, spiegando che il colloquio rientrava nella normale attività diplomatica e che non sarebbe stato l’unico incontro con il rappresentante russo.

All’interno di Fratelli d’Italia, però, è prevalsa una linea di assoluta prudenza. Dal partito non sono arrivate dichiarazioni ufficiali, mentre anche Palazzo Chigi ha evitato commenti diretti sulla vicenda.

Secondo fonti di governo, Meloni sarebbe «amareggiata» per una vicenda che rischia di creare tensioni proprio nel momento in cui l’esecutivo è impegnato su diversi fronti politici e internazionali.

La reazione di Kiev e il contesto della guerra

La notizia dell’incontro ha suscitato sorpresa anche tra i diplomatici dell’Ucraina a Roma. Dall’ambasciata ucraina è filtrato stupore per un colloquio con l’ambasciatore russo di cui, secondo quanto riferito, Kiev non era stata informata. Il dossier è stato trasmesso agli uffici del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mentre i funzionari diplomatici ucraini hanno espresso dubbi sulle spiegazioni fornite finora dalle autorità italiane. Nel frattempo, la presidente del Consiglio Meloni, intervenuta in serata alla trasmissione Quarta Repubblica su Retequattro, ha parlato di giustizia e geopolitica ma ha scelto di non affrontare pubblicamente il caso.