Benevento

Anno di grazia 2006. Per il calcio è il “paradiso all'improvviso”, il 9 luglio Fabio Cannavaro ha alzato al cielo la quarta Coppa del Mondo degli azzurri, il 10 maggio Giorgio Napolitano è diventato presidente della Repubblica, mentre al Governo c'è stata la staffetta tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi. A Benevento a maggio l'Udeur Fausto Pepe è diventato il nuovo sindaco dopo i 5 anni di Sandro D'Alessandro di An. 

E il calcio giallorosso? Sta messo male. E' reduce da un fallimento e da un salvifico “Lodo Petrucci” che lo ha rimesso in corsa dal gradino più basso dei professionisti, la C2.

La nuova proprietà, finita in maniera rocambolesca nelle mani dell'imprenditore biellese Older Tescari, si barcamena in un limbo senza identità, accumulando per altro subito nuovi debiti.

E' il 17 marzo del 2006, il giorno di San Patrizio, il Santo venerato in Irlanda, che diffuse il cristianesimo con un trifoglio per simboleggiare la trinità. Per gli agnostici quel trifoglio (o magari di più il quadrifoglio...) è soprattutto un simbolo fortunato. E uno sguardo benevolo della Dea bendata è quello che serve per dare il via ad una nuova avventura calcistica, soprattutto in una terra popolata da streghe, stregoni e fattucchiere, ma non da calciatori. Almeno di quelli bravi.

Quel giorno Oreste e Ciro Vigorito, tirati per la giacca dal presidente della Provincia, Carmine Nardone, decisero di cambiare il destino di quella squadra che aveva vissuto solo piccole storie di provincia. Diedero un calcio ai “conti” che iniziavano a far paura e si regalarono quella nuova avventura.

Quello che è accaduto in questi 20 anni è sotto gli occhi di tutti: una promozione in C1 (2007-08), una in B (2015-16), due in serie A (2016-17 e 2019-20), una serie infinita di play off simbolo di un'ambizione mai repressa, un percorso onirico che neanche il più inguaribile dei tifosi avrebbe osato sperare. Il “piccolo” Benevento che diventava improvvisamente grande, che andava a sfidare gli squadroni della serie A, che andava a vincere a San Siro, a Marassi, all'Allianz, che riscriveva di sana pianta una storia che s'era lasciata alle spalle i campi polverosi di Palma Campania, di Sessa Aurunca, di Portici per materializzarsi all'Olimpico, al Franchi, a San Siro.

E' la storia del Benevento di Oreste e Ciro Vigorito, una storia di sport che come la vita regala gioie e delusioni, entusiasmi e dolori. Una storia vera, fatta di sentimenti, di slanci di generosità, di determinazione, di resilienza.

20 anni dopo Oreste Vigorito è ancora lì, più determinato che mai. Pronto a raccogliere l'ennesimo trionfo della sua lunga e suggestiva presidenza giallorossa. Sempre più innamorato della strega, sempre più risoluto a riportare in alto la sua creatura prediletta, il Benevento.