Il progetto di difesa alla frontiera. A pochi giorni dall’inizio del suo mandato, il presidente del Cile José Antonio Kast ha dato il via a uno dei punti più simbolici del suo programma politico: la costruzione di una barriera alla frontiera settentrionale per bloccare l’ingresso irregolare di migranti.
Il progetto prevede la realizzazione di fossati profondi fino a tre metri, affiancati da recinzioni e muri di sicurezza alti fino a cinque metri. L’intero sistema sarà sorvegliato dall’Esercito cileno tramite torri di controllo e tecnologie di monitoraggio.
Durante una visita nell’area di Arica, vicino al valico di Chacalluta al confine con il Perù, Kast ha definito l’opera “un sistema di protezione della frontiera”. Oltre alle barriere fisiche, il piano include l’impiego di droni, radar termici e barriere elettrificate per individuare e bloccare eventuali attraversamenti illegali.
Una promessa politica diventata realtà
L’idea del fossato alla frontiera non è nuova nella proposta politica di Kast. Il leader della destra cilena ne aveva già parlato nel 2021 durante la campagna elettorale in cui fu sconfitto dall’allora candidato progressista Gabriel Boric.
All’epoca il Paese usciva dalle tensioni sociali iniziate nel 2019, quando proteste diffuse avevano portato al centro del dibattito pubblico questioni legate alle disuguaglianze sociali, ai diritti civili e alle riforme istituzionali.
Negli anni successivi però il clima politico è cambiato. Nell’ultima campagna elettorale sicurezza e immigrazione sono diventate le principali preoccupazioni per molti elettori. Kast ha costruito gran parte della sua proposta su questi temi, promettendo una linea dura contro la criminalità e l’espulsione di centinaia di migliaia di migranti irregolari presenti nel Paese.
Il tema sicurezza nel dibattito cileno
Il progetto della barriera arriva in un contesto particolare. Il Cile continua a essere uno dei Paesi più stabili e relativamente sicuri dell’America Latina, ma negli ultimi anni la percezione di insicurezza è aumentata sensibilmente.
L’espansione di gruppi legati al narcotraffico e la crescita dell’immigrazione irregolare hanno alimentato il dibattito pubblico. Allo stesso tempo, la popolazione straniera nel Paese è cresciuta rapidamente nell’ultimo decennio, passando da meno di 600 mila persone nel 2015 a oltre un milione e mezzo nel 2024, secondo dati della Banca Mondiale.
Nonostante l’aumento di alcuni reati violenti, il tasso di omicidi nel Cile rimane inferiore a quello di molti altri Paesi della regione. Tuttavia, secondo diversi sondaggi, i cileni risultano tra i cittadini più preoccupati al mondo per il tema della criminalità.
La strategia del nuovo governo
Il governo definisce il fossato uno “scudo” contro la migrazione irregolare. Il piano sarà concentrato nei punti più vulnerabili del confine settentrionale, in particolare nelle zone di Chacalluta e Colchane, aree dove negli ultimi anni si sono registrati numerosi attraversamenti illegali.
Il confine tra Cile e Perù si estende per circa 180 chilometri, mentre quello con la Bolivia supera i 900 chilometri. Secondo il ministero dell’Interno, le opere di difesa non copriranno l’intero tracciato ma soltanto i tratti ritenuti più critici.
Durante la visita nel nord del Paese, Kast ha definito l’avvio dei lavori “un momento storico per il Cile”, presentando l’intervento come il primo passo di una politica più ampia di controllo delle frontiere e contrasto alla criminalità.