Il racconto è arrivato in aula con la voce spezzata dal dolore. Monica Stagnaro, madre di Andrea Demattei, il ragazzo di 14 anni morto dopo due giorni di ricovero per ipotermia, ha testimoniato nel processo che vede imputati sei vigili del fuoco e due istruttori della società sportiva per cui il figlio si allenava. Il procedimento ricostruisce quanto accadde nel gennaio 2023 sul fiume Entella, a Chiavari, quando durante un allenamento in canoa il giovane rimase bloccato in acqua per lungo tempo prima di essere recuperato. «Quando sono arrivata Andrea era già stato portato a terra incosciente mentre cercavano di rianimarlo», ha raccontato la donna davanti ai giudici del tribunale di Genova. «Ma dovevano chiamarmi prima. La mia presenza sarebbe stata fondamentale mentre era in acqua ancora cosciente».
Il racconto della madre
Stagnaro, assistita dall’avvocata Rachele De Stefanis, ha ricostruito il pomeriggio della tragedia. In quel momento si trovava con la figlia più piccola, accompagnata a un allenamento di calcio. La chiamata arrivò quando la situazione era già critica. «Uno degli istruttori mi ha avvertita quando Andrea era in acqua già da 45 minuti», ha spiegato in aula. Quando raggiunse il luogo dell’incidente, i soccorritori stavano già tentando le manovre di rianimazione. Il ragazzo venne poi trasferito in ospedale, dove morì due giorni dopo per le conseguenze dell’ipotermia.
La passione per la canoa
Andrea praticava canottaggio dal 2021. Secondo il racconto della madre, gli allenamenti si svolgevano quasi sempre in mare e solo raramente sul fiume. La donna ha ricordato anche un episodio avvenuto qualche mese prima della tragedia. Durante una gara di discesa fluviale, su un corso d’acqua diverso dall’Entella, il ragazzo era rimasto incastrato contro un argine. «Era stato subito aiutato dagli istruttori ma si era spaventato molto», ha raccontato Stagnaro. Dopo quell’esperienza Andrea aveva persino pensato di smettere con la canoa. Fu la stessa madre a convincerlo a continuare. «Gli avevo detto di non lasciare, perché si era creato un bel gruppo. Così era tornato ad allenarsi ed era felice».
Il peso della tragedia
Da quel giorno la vita della famiglia è cambiata profondamente. Stagnaro, che lavora come educatrice, ha spiegato che la morte del figlio ha inciso anche sulla sua dimensione professionale. «Non mi sento più professionalmente all’altezza di fare questo mestiere», ha detto ai giudici. Il processo dovrà stabilire eventuali responsabilità nella gestione dell’emergenza e nelle procedure di sicurezza durante l’allenamento sul fiume Entella, ricostruendo tempi e modalità dei soccorsi.