Scarichi tossici riversati direttamente nel torrente, centinaia di metri cubi di rifiuti liquidi accumulati senza controllo. È questo lo scenario emerso dall’operazione dei Carabinieri del Nucleo Forestale di Serino, affiancati dai militari dell’Arma territoriale, impegnati nell’ennesimo intervento contro lo scempio ambientale nel bacino del Sarno.
Nel mirino un opificio specializzato nella lavorazione e concia di pelli e cuoio. A gestirlo una 65enne del posto, ora denunciata per gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i reflui industriali prodotti dall’attività venivano accumulati in modo incontrollato, fino a raggiungere una quantità impressionante: circa 500 metri cubi di liquami.
Ma il dato più inquietante riguarda il sistema di smaltimento: l’azienda avrebbe realizzato un collegamento abusivo per scaricare direttamente i reflui nel torrente Solofrana, trasformando il corso d’acqua in un canale di scarico illegale, in totale violazione delle norme ambientali.
Un meccanismo che, se confermato, rappresenta un grave rischio per l’ecosistema e la salute pubblica in un’area già duramente segnata dall’inquinamento.
La Procura di Avellino è stata informata e le indagini sono in corso. Intanto, i controlli andranno avanti senza sosta: l’obiettivo è fermare chi continua ad avvelenare il Sarno.