Colpo di scena negli Stati Uniti: un giudice federale di Washington ha bloccato lo smantellamento di Voice of America, ordinando il rientro al lavoro di oltre mille dipendenti e la ripresa delle attività dell’emittente internazionale finanziata dal Congresso. La decisione riguarda direttamente la U.S. Agency for Global Media, l’ente che supervisiona il network, e rappresenta una battuta d’arresto per la linea dell’amministrazione di Donald Trump, che aveva ridotto l’emittente al minimo operativo.

La sentenza del giudice

A firmare il provvedimento è stato il giudice federale Royce C. Lamberth, che ha definito illegittima la quasi totale chiusura dell’agenzia. Secondo il magistrato, il governo ha violato il diritto amministrativo federale ignorando i finanziamenti stabiliti dal Congresso. Nel dispositivo, Lamberth ha criticato duramente la gestione dell’operazione, parlando di un “rifiuto palese” delle norme e attaccando il ruolo di Kari Lake, nominata alla guida dell’agenzia. La decisione impone il rientro dei lavoratori entro il 23 marzo e la riattivazione delle trasmissioni internazionali.

Un anno di stop e la battaglia legale

Per mesi, i dipendenti di Voice of America, storico network nato nel 1942 per contrastare la propaganda nazista, erano stati posti in congedo amministrativo retribuito. L’obiettivo dell’amministrazione era ridurre drasticamente le attività, in linea con una visione più restrittiva del ruolo dei media pubblici. La sentenza arriva al termine di una doppia battaglia legale: una promossa dal direttore Michael Abramowitz, ex giornalista del Washington Post, e un’altra da un gruppo di dipendenti dell’emittente.

Scontro politico sull’informazione

La decisione riaccende lo scontro politico negli Stati Uniti sul ruolo dei media finanziati dallo Stato. Voice of America trasmette in 49 lingue e raggiunge centinaia di milioni di persone nel mondo, rappresentando uno strumento chiave della diplomazia informativa americana. I dipendenti hanno definito la sentenza “monumentale” e annunciato l’intenzione di ricostruire la credibilità dell’emittente dopo mesi di paralisi. Al centro resta il nodo politico: se il network debba essere una voce indipendente o uno strumento più diretto della linea governativa.