Il leader storico della Lega Nord, Umberto Bossi, è morto all’età di 83 anni. Figura centrale della politica italiana dagli anni Ottanta, è stato il fondatore e l’anima del movimento autonomista che ha trasformato il panorama politico nazionale.
Dalla nascita della lega al successo elettorale
Nato a Cassano Magnago, in provincia di Varese, Bossi fondò la Lega Lombarda nel 1984, che sarebbe poi confluita nella Lega Nord nel 1991. Il progetto politico puntava su federalismo, autonomia delle regioni settentrionali e critica al centralismo romano.
Negli anni Novanta il Carroccio divenne protagonista assoluto della scena politica, arrivando a percentuali significative e partecipando a più governi, tra cui quelli guidati da Silvio Berlusconi. Celebre il suo linguaggio diretto e spesso provocatorio, che contribuì a costruire un forte consenso popolare.
Gli anni al governo e le difficoltà
Bossi fu ministro per le Riforme istituzionali in diversi esecutivi e promotore di importanti tentativi di revisione costituzionale in senso federalista. Tuttavia, la sua carriera fu segnata anche da momenti difficili, tra cui problemi di salute e vicende giudiziarie che portarono nel 2012 alle sue dimissioni da segretario del partito.
Negli anni successivi rimase figura simbolica della Lega, mentre la guida politica passava a Matteo Salvini, che trasformò il partito in una forza nazionale.
Il lascito politico
Con la scomparsa di Umberto Bossi si chiude una lunga stagione politica. Il suo nome resta legato alla nascita del regionalismo moderno in Italia e a una stagione di forte cambiamento nel rapporto tra centro e territori. Il dibattito sul federalismo e sull’autonomia differenziata, ancora oggi al centro della politica italiana, rappresenta una parte significativa della sua eredità.
Le prime reazionui politiche
La morte di Umberto Bossi ha suscitato reazioni trasversali nel mondo politico italiano. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato il fondatore della Lega come «grande amico di Silvio Berlusconi», sottolineandone «l’intelligenza politica» e il ruolo da protagonista nel cambiamento del Paese.
Parole personali arrivano dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha rievocato episodi di lavoro e confronto definendolo un uomo «di buonsenso, mai superficiale e molto realista», aggiungendo: «L’ho sempre stimato e gli ho voluto bene».
Il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha parlato di «protagonista della storia politica recente», esprimendo cordoglio alla famiglia e alla comunità leghista.
Dal centrosinistra, Pierluigi Bersani ha affidato ai social un ricordo personale: «L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene».
Tra i leghisti, il presidente del Veneto Luca Zaia ha evidenziato la portata nazionale della sua figura: «Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese», attribuendogli il merito di aver costruito una diffusa coscienza federalista.