È morto a 84 anni Umberto Bossi, il Senatur da anni ormai viveva lontano dalla politica, fondatore della Lega è considerato il padre del concetto politico di Padania. In tanti ricordano l'uomo e il politico da molte ore. Anche Gianfranco Rotondi sulla sua pagina social rilancia una riflessione affidata dal suo blog su ‘huffington post’, di cui riportiamo qualche stralcio.
Gianfranco Rotondi ha ricordato Umberto Bossi definendolo un uomo di Stato capace di trasformare la protesta del Nord in proposta politica, condividendo con lui sette legislature e una lunga stagione di governo con Berlusconi
. Rotondi ha condiviso aneddoti personali:
‘’(...)Ci sarà tempo per raccontare la sua vicenda politica , per rifletterla, rivisitarla oltre i luoghi comuni. Se ne occuperà la storia, nella quale si accomoda il fondatore di quello che oggi è il partito più antico del parlamento, il solo transitato dalla prima alla seconda repubblica - ricorda Rotondi -.
Bossi inventa la questione settentrionale , interpreta il disagio di un Nord ormai stanco della Dc, e insofferente verso le politiche dirigiste romane. Nacque così lo slogan ‘Roma ladrona, la Lega non perdona’ ( oggi fa effetto ricordarlo, perché la Lega abita da decenni i palazzi del potere romano, senza inquietudini).
Forse un giorno qualcuno riconoscerà che la Vandea reazionaria del Nord - quella che ci incamminò anche verso il fascismo, per intenderci- avrebbe potuto prendere tante strade, invece il sénatur seppe incanalarla nella democrazia con parole d’ordine furbe e ben dette: federalismo, autonomia, riforma fiscale. Trasformò la protesta in proposta, il mal di pancia in militanza, insomma il malumore in politica. Esattamente come fanno gli uomini di Stato.
L’alleanza con Berlusconi, prima turbolenta, poi scorrevole e persino affettuosa, trattenne la Lega nelle istituzioni, nel governo, in un rinnovato sentimento unitario della nazione. (...) Come sempre , nell’ultima ora sono le immagini a occupare il campo del ricordo: Bossi e Buttiglione nel 1994, intenti a mangiare un panino alle sarde e a firmare la mozione di sfiducia del primo governo Berlusconi; qualche anno dopo Umberto a Rho, al mio fianco,a concionare leghisti lombardi costretti a votare un avellinese in quel collegio; il ministro Bossi a Napoli, durante l’emergenza rifiuti, a cantare in napoletano e far fuori una pizza dopo l’altra.
Aveva il vezzo di sfidare tutti a braccio di ferro, anche i più giovani, vinceva sempre e poi scandiva il motto da lui reso celebre : ‘mai mullà’, mai arrendersi (...). Conclude Rotondi.
"Sfidava tutti a braccio di ferro e quel Mai mullà diventato motto ciao Umberto"
Morte Bossi, il ricordo di Gianfranco Rotondi
Simonetta Ieppariello